Il Tirreno

Prato

Dagli scarti delle griffe nascono le borse di Bisbag

di Barbara Burzi
Simona Innocenti, al centro, nel negozio di via Santa Trinita (foto Batavia)
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Simona Innocenti, al centro, nel negozio di via Santa Trinita (foto Batavia)

L'imprenditrice Simona Innocenti sta per aprire un negozio in via Santa Trinita: usa i ritagli pregiati del laboratorio del marito che altrimenti finirebbero nell'immondizia

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PRATO. Chi l'ha detto che gli scarti delle lavorazioni della pelle sono materiale da buttare? L'iniziativa di Simona Innocenti dimostra il contrario: i ritagli che finiscono per terra sono materiale prezioso, una risorsa che nelle mani di abili artigiani, si trasforma in qualcos'altro. Così nascono le borse e gli accessori moda della linea Bisbag: il suo significato, due volte borsa, richiama subito la filosofia del progetto, parte del quale si svilupperà anche a Prato con l'apertura di un punto vendita in via Santa Trinita dedicato a questa linea. Ma non finisce qui, nelle intenzioni dell'imprenditrice fiorentina c'è quella di coinvolgere le aziende tessili del distretto in progetto di area metropolitana mirato alla realizzazione di una "banca delle pelli e dei tessuti".

L'idea le è venuta in mente nel laboratorio di suo marito, che lavora a Scandicci come terzista per le grandi griffe e come tutti butta via la pelle che non utilizza. «Allora mi sono detta: perché invece di buttare via questa pelle pagando, tra l'altro, cifre salate per lo smaltimento, non raccoglierla per produrre altre borse, portafogli e accessori moda? Così ho realizzato il mio primo accessorio: un cuoricino di pelle». Si tratta di materiale di alta qualità, lo stesso utilizzato dai grandi marchi e destinato a finire tra i rifiuti: piccoli ritagli, scampoli, che da scarti vengono trasformati in materia prima da riutilizzare. «Il mio obiettivo - spiega Simona Innocenti - è ripartire dal territorio, ricco di know how e conoscenze, per rilanciare la produzione, creare economia e reddito. Se ci rendessimo conto della grande opportunità di creare lavoro dal materiale di scarto, Scandicci per la pelle e Prato per il tessuto, diventerebbero un punto di riferimento a livello internazionale».

Simona Innocenti con le sue borse di materiale riciclato ha gettato il seme per un progetto più ambizioso. «Credo fortemente nell'idea che salvare la pelle significhi salvare il know how del nostro territorio e garantire il futuro alle nuove generazioni - afferma - ciò sarebbe possibile realizzando un centro di smaltimento delle pelli, una sorta di banca che faccia da punto di raccolta. Prato potrebbe fare la stessa cosa per il tessuto». Nel suo piccolo è quello che Simona sta già facendo. «L'anno scorso ho aperto la mia impresa - continua - inizialmente appoggiandomi a mio marito, poi allargando la raccolta anche presso altri. Mi avvalgo della collaborazione di pellettieri, un giovane stilista che si occupa della parte creativa e studenti delle scuole. Poi c'è Pietrino, un maestro artigiano di 85 anni che ha alle spalle l'esperienza di una vita».

La pelle che viene utilizzata è la stessa usata dai grandi marchi per realizzare borse di alta qualità, che vengono vendute a cifre altissime. «Anche se inizialmente alcune aziende si sono opposte, non mi sono mai tirata indietro perché il materiale che utilizziamo è materiale di scarto, che finirebbe tra i rifiuti: finché viene buttato va bene, se invece viene riutilizzato, no? Così sono andata avanti per la mia strada perché la pelle di origine controllata è un bene prezioso che non va sprecato. Siamo costretti a spendere cifre altissime se vogliamo acquistare prodotti di qualità, che non siano nocivi alla salute, ma non tutti possono permetterselo. Riutilizzando la materia prima, invece, è possibile realizzare prodotti di qualità a prezzi più accessibili per tutti, riducendo il rischio che la pelle certificata venga reimmessa in circolo sottoforma di prodotti provenienti da paesi extraeuropei, che non rispettano le regole della sicurezza».

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