Sicurezza
Cinque medici rinviati a giudizio
Sono accusati di omicidio colposo per la morte di una paziente operata tre volte
PRATO. «Siete stati fortunati, vostra madre non ha un tumore, ma una semplice infezione». Le parole che tutti vorrebbero sentirsi dire dal medico quando si teme di dover lottare contro un male incurabile non hanno salvato la vita di una donna di 70 anni, Anna Maria Collini, morta il 24 febbraio 2014 all’ospedale di Prato dopo due mesi di ricovero e tre interventi chirurgici. Secondo la Procura qualcuno ha sbagliato e per questo cinque medici in servizio al Santo Stefano sono stati rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare Angela Fantechi con l’accusa di omicidio colposo. Il processo inizierà il 21 settembre.
A far scattare il procedimento penale è stata una denuncia querela del marito e della figlia della paziente, che poche ore dopo il decesso si sono affidati all’avvocato Luca Brachi per mettere nero su bianco le loro perplessità sul trattamento riservato alla moglie e madre durante la degenza all’ospedale.
Nella querela i familiari raccontano la storia di quei due mesi. Il 16 dicembre 2013 la signora Collini accusa dolori all’addome e alla gamba sinistra. Il medico di famiglia ipotizza una trombosi o di un tumore e la fa ricoverare al Santo Stefano, dove lo stesso giorno le viene diagnosticato un tumore, ma i medici informano i familiari che l’intervento chirurgico per l’asportazione potrà avvenire solo dopo le vacanze di Natale, il 7 gennaio. Marito e figlia insistono per un intervento più veloce, ma la data rimane quella. Il 7 gennaio la donna viene operata e il chirurgo (che ora è indagato) rassicura la figlia che al 90% non si tratta di un tumore ma di un’infezione. La paziente dovrebbe riprendersi rapidamente, ma le sue condizioni peggiorano, ha riportato la rottura dell’uretere e viene sottoposta ad altri due interventi che però non evitano il decesso, il 24 febbraio. Ora il giudice dovrà stabilire se potevano salvarla operandola prima. (p.n.)
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