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Prato

Stop al falso cachemire

Stop al falso cachemire

Denunciati 30 imprenditori cinesi, l’inchiesta è partita da Torino

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PRATO. Una ventina di perquisizioni sono state eseguite ieri mattina dai finanzieri dei comandi provinciali di Prato e Torino, prevalentemente nel Macrolotto industriale, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Torino sul tema della contraffazione dei marchi di abbigliamento. Le perquisizioni hanno avuto per oggetto prevalentemente aziende cinesi.

Poco dopo le 9, durante le operazioni della guardia di finanza, si è verificato anche un imprevisto. Un pulmino della Finanza di Torino, che portava a Prato alcuni militari del comando piemontese, ha preso fuoco mentre percorreva via Catani, tra viale della Repubblica e viale Marconi, a poche centinaia di metri dalla sede del Comando provinciale di via Ferrucci. L'incendio è probabilmente dovuto al surriscaldamento del motore e sul posto è stata inviata una squadra dei vigili del fuoco che ha rapidamente domato le fiamme. Non si segnalano feriti.

La guardia di finanza ha poi spiegato che l'inchiesta ha avuto per oggetto capi d'abbigliamento confezionati con acrilico e polyammide venduti per filati pregiati. È la frode scoperta dalle Fiamme gialle che dalle prime ore di ieri mattina ha effettuato una serie di perquisizioni in una ventina di aziende delle province di Torino e di Prato.

I responsabili, una trentina di persone, sono stati denunciati dalla Guardia di finanza, che ha posto sotto sequestro centomila capi d'abbigliamento, 120mila etichette fasulle e numerosi macchinari industriali utilizzati per la frode.

L'operazione è scaturita da un sequestro effettuato in un negozio del centro di Torino, che ha permesso alle Fiamme gialle, coordinate dalla procura del capoluogo piemontese, di ricostruire l'imponente frode nel settore dell'abbigliamento. La guardia di finanza ha così ricostruito l'intera filiera del falso, con basi logistiche nel comune di Prato, dove venivano realizzati falsi capi in cachemire, mohair, pura lana vergine e seta.

Da Prato i capi d'abbigliamento venivano smistati in Piemonte, attraverso alcune imprese gestite anche queste da soggetti cinesi, tutti grossisti nel settore dell'abbigliamento, con sede presso la Città Commerciale di Settimo Torinese. È lì che sono stati rinvenuti decine di migliaia di capi d'abbigliamento con indicazioni merceologiche false sia in merito alla provenienza che alla composizione dei singoli prodotti.

Nell'operazione sono stati impegnati 150 militari delle Fiamme gialle e un elicottero. I capi d'abbigliamento contraffatti non saranno distrutti ma destinati a enti caritatevoli per le famiglie indigenti.

Non è la prima volta che la Finanza scopre truffe di questo genere nel distretto pratese, anche se finora le irregolarità hanno riguardato soprattutto l’indicazione di provenienza e la classica contraffazione dei marchi delle più famose case di moda.

Case di moda che, in certi casi, hanno invece affidato proprio ai piccoli imprenditori cinesi la realizzazione dei capi che poi vengono venduti a caro prezzo sul mercato internazionale, lucrando sui bassi costi di produzione dei capi o degli accessori, una lavorazione questa nella quale sono specializzate alcune piccole aziende tra Prato, Calenzano e Sesto Fiorentino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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