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Non ha acqua e usa quella del cimitero Una storia di disagio

Non ha acqua e usa quella del cimitero Una storia di disagio

PRATO. Maria (nome di fantasia) dal 2001 vive in una stanza di 4 metri per quattro senza acqua, con un impianto elettrico volante e condizioni igieniche precarie. Per rifornirsi di acqua deve...

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PRATO. Maria (nome di fantasia) dal 2001 vive in una stanza di 4 metri per quattro senza acqua, con un impianto elettrico volante e condizioni igieniche precarie. Per rifornirsi di acqua deve utilizzare le taniche e recarsi al cimitero di San Giusto. E' malata, ha problemi psichiatrici, soffre anche di anoressia, la sua famiglia non si può prendere cura di lei. E' sempre stata seguita dagli assistenti sociali, ma da un anno non ha più rapporti con le strutture: le è stata offerta per due volte una sistemazione in casa famiglia, ma lei non se la sente di abbandonare l'attuale compagno. «Vivo in questa stanza in condizioni terribili: devo cucinarmi, andare in bagno, dormire, tutto in questo spazio angusto e umido. Durante l'inverno si muore dal freddo, faccio qualche piccolo lavoro alle suore di Iolo, ma l'assistente sociale ha concordato che mi vengano dati 20 euro alla settimana. Non posso pagare le bollette della luce e neppure comprarmi da mangiare. Qualche volta le suore mi danno qualcosa da mangiare, ma io voglio un lavoro, ovviamente che sia compatibile con la mia condizione psicofisica. Non ce la faccio più a vivere così». Maria non è la sola ad abitare in una sorta di corte abbandonata, ha due vicini di casa con cui condivide lo spazio esterno. «In estate stiamo fuori, ma durante l'inverno non possiamo e quindi cerchiamo di sopravvivere all'interno, fra muri che si scrostano, umidità e topi. E' peggio di una baraccopoli».

Trovare un lavoro non è facile, ancora meno se si è seguiti dalla psichiatria e si ha 58 anni. «Quando ho potuto - racconta Maria - ho sempre lavorato ho anche fatto la cameriera per una sera in cambio di due pezzi di pizza. Ora invecchio ho anche problemi di salute e vorrei avere un posto decente dove vivere». Per la stanza non deve pagare un affitto, la proprietaria le permette di stare lì gratuitamente, ma non c'è una cucina e il bagno non si può chiamare tale: dietro una tende è stato messo un wc, per lavarsi c'è un catino. «Qualche volta mi faccio ospitare da qualche conoscente per farmi una doccia, ma non è sempre possibile appoggiarmi agli altri». Dopo la rottura con gli assistenti sociali, che dati alla mano dimostrano di averla aiutata economicamente in tutti questi anni con un contributo totale di quasi 15mila euro e sostengono che il vero problema è un Isee compilato male e che quindi non permette l'erogazione di altri contributi. Maria non ha più la tessera dell'Emporio della Carità e neppure l'abbonamento per andare a Iolo dalle suore. «Andarci a piedi è troppo lontano- spiega - così uso i mezzi pubblici, ma non avendo soldi per il biglietto spesso prendo la multa». (a.a.)

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