La manifestazione
Confconsumatori: «Ora c’è da fare causa»
PRATO. All'indomani della mancata quotazione a Piazza Affari della Banca Popolare di Vicenza, decisa da Borsa Italiana, per gli azionisti, di fronte a “titoli azzerati, l'unica alternativa è la causa”...
PRATO. All'indomani della mancata quotazione a Piazza Affari della Banca Popolare di Vicenza, decisa da Borsa Italiana, per gli azionisti, di fronte a “titoli azzerati, l'unica alternativa è la causa”. E' quanto sostiene in una nota la Confconsumatori, che commenta così la vicenda che vede protagonista l'istituto di credito veneto.
«Il buon esito dell'aumento di capitale della Bpvi, sottoscritto essenzialmente dal Fondo Atlante - osserva Mara Colla, presidente dell'associazione - garantisce la salvezza della banca e dei suoi correntisti ed obbligazionisti. Il fallimento del tentativo di quotazione in Borsa, invece, ha come conseguenza diretta che le azioni detenute dai circa 117.000 azionisti ormai non hanno purtroppo più alcun valore. A questo punto l'unica alternativa per gli azionisti, rispetto alla perdita totale del capitale investito è avviare il tentativo di conciliazione obbligatorio, per poi poter introdurre la causa, laddove la banca non ritenga di voler conciliare».
A giudizio di Confconsumatori risulta «ormai indispensabile chiedere ai Tribunali civili di accertare l'invalidità dei contratti di acquisto sottoscritti dai risparmiatori», perchè «il valore delle azioni negli scorsi anni è stato dolosamente gonfiato; agli azionisti sono stati presentati bilanci che non riflettevano il reale valore del patrimonio netto della banca; le modalità di collocamento in taluni casi hanno violato norme inderogabili del Tub, perché sono state vendute azioni a risparmiatori con un profilo di rischio non coerente; in altri casi le azioni sono state venduta in concomitanza con la concessioni di prestiti e mutui; in altri casi vi sono stati vizi formali negli adempimenti obbligatori a cui la banca era tenuta».
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