Attenzione
Sarà processato il pilota dell’elicottero caduto allo Sporting
Prato, Alessandro Bettini dovrà rispondere di disastro aereo colposo. Lui dice che fu un incidente, la Procura non è convinta
PRATO. Dovrà rispondere di disastro aereo colposo l’impresario edile Alessandro Bettini, 56 anni, originario di Livorno e da tempo residente a Prato, che la mattina dell’8 giugno 2014 si schiantò nel campo di calcio dello Sporting Club di via Firenze mentre era ai comandi del suo elicottero. L’imprenditore è stato infatti rinviato a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini, dopo una lunga camera di consiglio, come chiedeva il pubblico ministero Lorenzo Gestri, titolare del fascicolo sull’incidente insieme al collega Egidio Celano.
Sarà un processo molto combattuto quello che inizierà il prossimo 1° luglio, una matassa difficile da dipanare, nella quale avranno un ruolo molto importante gli accertamenti tecnici più che le testimonianze dirette. Da una parte ci sono le dichiarazioni di Bettini, che dice di aver avuto un’avaria e di aver cercato di governare il suo R44 Robinson fino allo schianto sul campo dello Sporting (per lui solo un trauma cranico). Dall’altra c’è il sospetto della Procura che la caduta dell’elicottero sia stata provocata da una manovra maldestra, una sorta di “inchino” di Bettini ai soci del club di cui lui stesso fa parte.
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Una consulenza disposta dalla Procura secondo l’accusa avrebbe messo in luce alcuni punti deboli nella ricostruzione dell’imprenditore, smentendo alcune sue affermazioni, ma lui, difeso dall’avvocato Luca Brachi, continua a dichiararsi innocente.
L’episodio all’epoca fece scalpore, un po’ perché un elicottero non cade tutti i giorni, un po’ perché si rischiò davvero la tragedia: una delle pale finì nel parcheggio e solo per caso non colpì una giovane mamma che si trovava a passare di lì coi due figli. L’elicottero di Bettini era partito qualche minuto prima da Calenzano ed era diretto in Versilia.
Arrivato sulla verticale dello Sporting, aveva cominciato a perdere quota, fino all’impatto traumatico sul campetto di calcio. Agli atti dell’inchiesta ci sono anche le testimonianze di due pescatori che in quel momento erano sulle sponde del laghetto degli Alcali, distante solo poche centinaia di metri dal punto dell’impatto. Secondo la difesa i due sostengono di aver visto cadere l’elicottero apparentemente senza controllo, e questo smentirebbe la tesi dell’inchino.
Tra gli elementi che la difesa porterà al processo c’è anche l’accensione del trasponder, il sistema di localizzazione collegato con la torre di controllo: che motivo aveva Bettini per accenderlo se davvero voleva fare un passaggio a bassa quota per farsi vedere dagli amici? Nel processo, con l’avvocato Nicola Badiani, figura come parte lesa anche lo Sporting, che però ancora non si è costituito come parte civile.
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