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Iorio: «Era più importante l’aumento di capitale e c’è stato»

VICENZA. Il fondo Atlante prende il controllo (quasi) totale della Popolare di Vicenza. In sua compagnia ci sono ora solo i quasi 120mila ex soci dell'istituto che negli ultimi anni non hanno potuto...

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VICENZA. Il fondo Atlante prende il controllo (quasi) totale della Popolare di Vicenza. In sua compagnia ci sono ora solo i quasi 120mila ex soci dell'istituto che negli ultimi anni non hanno potuto uscire. E hanno subito l'azzeramento del valore delle azioni in poco più di un anno: da 62,5 euro a 10 centesimi. Dalla banca vicentina arriva solo in serata un comunicato tecnico allo stop di Borsa Italiana. A commentare è stato l'ad dell'istituto Francesco Iorio a Radiocor: «La cosa più importante era l'aumento di capitale per poter riprendere a lavorare in modo ordinato e ordinario. Questo è stato fatto, il mattoncino principale è stato messo, andiamo avanti con grande fiducia e determinazione». L'ingresso del fondo Atlante che controllerà oltre il 99% della banca non preoccupa Iorio e il lavoro, ne è convinto, continuerà come prima. Quanto alla mancata ammissione a Piazza Affari, l'ad nota che la banca ha scontato «il momento di mercato molto negativo e un limite temporale molto stretto che ci ha imposto di procedere comunque». Ora la parola passa a Quaestio Sgr, la società presieduta da Alessandro Penati, che ha il compito di valorizzare l'istituto. Cosa farà da oggi in avanti, l'aveva chiarito il presidente nei giorni scorsi, indicando i passaggi necessari. «Per una ristrutturazione bancaria di solito ci vogliono tre anni, ma io conto di riuscirci se possibile anche in 18 mesi. Se poi riesco anche a uscire dall'investimento in 18 mesi significa che sono Warren Buffet. Ci provo», aveva commentato. Il numero uno di Quaestio è dunque pronto a varie opzioni: «Posso prenderla, posso venderla, posso fonderla, posso spaccarla, posso fare una nuova Ipo magari a un prezzo più alto, posso fare una scissione dei crediti deteriorati, magari con qualche altra banca». Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, non si stupisce della mancata quotazione: «Se non c'era flottante, era ovvio». Lapidario invece il commento dell'associazione "Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza": «Non possiamo non constatare che il fermo dell'operazione di borsa di BpVi per noi non è una novità - scrivono in una nota - Avevamo proposto ancora prima della quotazione in Spa lo spacchettamento dello banca per mantenerla viva e solida nel territorio. Oggi altre istituzioni economiche confermano quello che noi da mesi continuiamo a gridare inascoltati». Per il Coordinamento Associazioni Soci Banche Venete Don Enrico Torta «chi è ora proprietario della banca è un fondo, e quindi farà uno spezzettamento, farà licenziamenti, farà business: questo è il suo scopo». E una magra consolazione dalla mancata Ipo c'è. Dopo il fallimento dell'accesso a Piazza Affari, le banche che hanno curato l'operazione non riceveranno i 60 milioni previsti dal documento informativo. Lo dicono due fonti precisando che ci sarà comunque una sorta di rimborso spese, senza dettagliarne l'entità. L'operazione era coordinata da Bnp Paribas, Deutsche Bank, Jp Morgan, Mediobanca e Unicredit.(n.b.)

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