Sicurezza
Bpvi, Mediobanca prenota il 5%
Dopo il Fondo Atlante (90%) entra in campo l’istituto di Piazzetta Cuccia
PRATO. Prima l’ombrello del Fondo Atlante poi il super ordine di azioni di Mediobanca, due colossi in aiuto del collocamento dei titoli Bpvi. L’ultimo, in ordine di tempo, è il grosso ordine da Mediobanca, l'istituto di Piazzetta Cuccia, che a quanto apprende l'Ansa, ha chiesto di sottoscrivere una quota di circa il 5% dell'aumento, da un miliardo e mezzo, della BpVi. L'effettiva sottoscrizione delle azioni è subordinata alla quotazione a Piazza Affari della Vicenza, su cui Borsa Italiana dovrebbe esprimersi domani. Interpellata sull'acquisto della quota, Mediobanca non ha rilasciaro alcun commento. L'amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, aveva fatto visita a Mediobanca qualche tempo addietro, è dunque probabile che il tema dell'incontro fosse proprio la sottoscrizione dell'aumento. Da notare che Mediobanca non ha sottoscritto alcuna quota del fondo Atlante. L'intervento nell'aumento della Popolare di Vicenza potrebbe dunque essere il contributo di Piazzetta Cuccia alla stabilità del sistema bancario italiano.
Per quanto concerne il Fondo Atlante (la riserva voluta dal governo alla quale partecipano fondi di investimento, banche e Cassa depositi e prestiti) dovrà versare nelle casse della Popolare di Vicenza uno 1,35 miliardi (dei 4,25 miliardi raccolti) in cambio di poco più del 90% della banca.
«Con la presenza del fondo Atlante tutta la struttura del debito della Popolare di Vicenza è a zero rischio» ha detto il presidente del fondo Quaestio, Alessandro Penati. «Il fondo - ha aggiunto - ha le risorse finanziarie per sostenere l'operazione e questo è il classico caso in cui c'era il rischio di bail-in che ora non c'è più». Adesso però la parola passa a Borsa italiana che potrebbe far leva sul fatto che Atlante sia un organismo d'investimento collettivo del risparmio (Oicr) e quindi la propria partecipazione andrebbe considerata come azionariato diffuso.
Nonostante ciò, se l'Ipo non dovesse andare in porto Penati non drammatizza. Le alternative possibili, ha detto «sono tante: si può vendere la banca, fonderla, spezzettarla o, una volta ristrutturata, quotarla ad un prezzo più alto». Tornando ai risultati dell'operazione, secondo quanto appreso, dei circa 120 mila azionisti oltre 5mila hanno sottoscritto l'operazione a 0,10 euro per azione, per un controvalore di poco sotto ai 40 milioni, ovvero al 2,5% del capitale. Gli investitori istituzionali, invece, hanno coperto tra l'8 e il 9% dell'offerta.
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