Il Tirreno

Prato

Caos al pronto soccorso: è sempre lo stesso giovane

Ilenia Reali
Il giovane marocchino sul suo giaciglio nella casa occupata di via Luti
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Il giovane marocchino sul suo giaciglio nella casa occupata di via Luti

Il marocchino sfuggito all’incendio di via Luti sta diventando un caso. E anche sabato 30 è tornato due volte minacciando un medico e ferendo due vigilante. Ecco perché ogni volta viene identificato, denunciato e rimesso in libertà

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PRATO. Per la quinta volta in tre giorni è tornato al pronto soccorso. Ancora urla e ancora minacce all'indirizzo dei vigilanti e dei sanitari dell'ospedale Santo Stefano. Il giovane marocchino che aveva occupato la casa andata a fuoco di via Luti (e che era stato salvato da un passante e dalla polizia) non dà pace. Sabato 30 aprile per due volte è arrivato al pronto soccorso e alle 17 ha ferito lievemente due guardie che stavano tentando di difendere una dottoressa da un’aggressione.

Alcuni testimoni hanno riferito che anche venerdì 29 intorno alle 20 è arrivato al pronto soccorso e, come sempre, ha preso a chiedere medicine non arrendendosi al fatto che non gli venissero date. Ha minacciato i vigilanti che volevano accompagnarlo all'uscita (uno tre giorni fa è stato preso a colpi di spranga e ha avuto necessità di punti alla mano) e per un'ora ha, di fatto, bloccato il lavoro dei medici. In mano un foglio di espulsione che mostrava irridendo al provvedimento. Il timore è che prima o poi la situazione possa sfuggire di mano e che il giovane possa compiere atti ancora più violenti nei confronti delle guardie della Securitas Metronotte chiamate a sorvegliare il pronto soccorso, dei sanitari o dei poliziotti che ancora una volta l'hanno portato in Questura per l'identificazione e le denunce.

La sera precedente il giovane marocchino aveva creato problemi al Centro Giovannini con la stessa richiesta di medicinali, qui aveva minacciato di ferirsi con una lametta davanti ai carabinieri intervenuti per calmarlo. La serata del giovane, quella di venerdì, non è però finita in Questura. Una volta identificato e denunciato in stato di libertà per minacce a pubblico ufficiale ha raggiunto piazza Europa. Ed ecco che, alle 23,45 le volanti sono nuovamente intervenute. Un uomo, di origine cinese, era stato derubato del cellulare che aveva appoggiato al bancone del bar mentre prendeva un caffè. L'autore del furto era lo stesso giovane marocchino che è stato poi rintracciato in via Firenze. Riaccompagnato in Questura è stato denunciato, per la terza volta in un giorno. In questo caso per furto aggravato. E nuovamente rimesso in libertà.

Dalla Questura fanno sapere che non hanno alternative. Ogni volta che il giovane, non in regola con i documenti per il soggiorno, viene identificato gli agenti non hanno alternativa al rilasciarlo. Viene infatti richiesta la disponibilità di un posto ai Centri di accoglienza d'Italia (per poi arrivare al rimpatrio) ma non ce ne sono mai stati di liberi finora. «Insisteremo con le richieste - fanno sapere dalla Questura - e faremo una segnalazione ai servizi sociali. Di più non possiamo fare». E anche al pronto soccorso dicono di non avere soluzioni.

«Quel giovane - spiega il responsabile del reparto emergenza dell'Asl Pistoia, Prato Empoli - chiede medicinali ma di fatto non ne ha bisogno in modo urgente. Per avere quello di cui necessità (le lesioni gravi lesioni che si è procurato prendendo a calci una vetrina ndr) deve seguire altri percorsi. Personalmente gli ho preso gli appuntamenti necessari ma so che lui non c'è andato. Per quanto riguarda invece la situazione della sicurezza non possiamo fare altro che quello che viene fatto: appoggiarci ai vigilanti e alla polizia». E' evidente che il giovane ha un disagio, almeno psicologico, enorme. E che indipendentemente dall'arrivo o meno del posto libero in un centro di accoglienza qualcuno debba farsene carico. Prima che accada qualcosa a lui. O alle persone che incontra durante i suoi scatti d'ira.

 

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