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Poliziotti cinesi a Roma e Milano, ma non a Prato

Poliziotti cinesi a Roma e Milano, ma non a Prato

PRATO. Arriveranno da Pechino quattro agenti orientali che affiancheranno (per quindici giorni) la polizia e i carabinieri nelle zone con più alta densità di abitanti cinesi a Roma e a Milano. A...

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PRATO. Arriveranno da Pechino quattro agenti orientali che affiancheranno (per quindici giorni) la polizia e i carabinieri nelle zone con più alta densità di abitanti cinesi a Roma e a Milano. A Prato, che a livello italiano è la città con il più alto numero di orientali, invece niente.

Un'operazione che secondo il consigliere Aldo Milone doveva partire da Prato e la pensa così anche chi cinese lo è come Stefano Yang, dell'associazione "Cervo bianco".

Il sindaco Matteo Biffoni, invece, reputa giusto fare la sperimentazione, dato che di questo si tratta, nelle due metropoli. Il capo della procura della Repubblica Giuseppe Nicolosi è favorevole ma se ad arrivare non saranno solo due agenti ma un progetto di vera collaborazione istituzionale. Mentre se il prefetto ancora preferisce non intervenire nel dibattito il Questore non nega che un po’ di aiuto vista la situazione non farebbe male.

I fatti. L'intento dell'arrivo della polizia cinese è quello di far sì che i loro connazionali siano meno diffidenti nei confronti di chi indossa la divisa. L'iniziativa è stata voluta dal Ministero dell'Interno e interesserà Roma e Milano per due settimane in via sperimentale. Ma non Prato.

Giusto iniziare da Roma e Milano. La pensa così il sindaco di Prato Matteo Biffoni. «La sperimentazione - spiega il primo cittadino - inizia in queste due metropoli che hanno condizioni e dinamiche diverse da una città più piccola come la nostra. Terminato il periodo di prova se la cosa funziona siamo ben felici di poter accoglierla anche noi. Anche se sono del parere che la comunità orientale presente a Prato deve avere fiducia nelle nostre forze dell'ordine che lavorano tanto e bene. Se poi l'arrivo di questi agenti serve a fluidificare il loro lavoro ben vengano».

Dimenticati dal governo. «Per Prato non c'è particolare considerazione da parte del Governo e l'esempio degli agenti cinesi è l'ennesimo esempio». Parole del consigliere comunale di minoranza Aldo Milone che ricorda di come, quando era assessore, era stata ventilata l'ipotesi dell'arrivo di agenti cinesi a Prato, idea che non andò in porto. «Si trattava - precisa Milone - di un aiuto alle nostre forze dell'ordine ai fini investigativi. Ci sono stati tanti episodi di illegalità nella comunità cinese - aggiunge il consigliere - e poi delinquenza ed anche omicidi. Ora non capisco perché il Governo si dimentica della nostra città quando invece andava presa in considerazione. Pensavo che a Prato dove il sindaco è anche presidente dell'Anci Toscana il livello di attenzione del Governo fosse ben più alto. E con Roma e Milano andava inserita anche Prato visto che qui è si stanziata la più alta comunità cinese italiana. Sarebbe stato un segnale di attenzione verso la nostra città».

La sperimentazione a Prato. Stefano Yang è il portavoce dell'associazione Cervo bianco e a suo dire la sperimentazione che inizierà a breve doveva partire da qui, in virtù del fatto che a Prato ha sede la comunità cinese più numerosa. Yang ricorda come già una decina di anni fa venne lanciata la proposta di far arrivare in Italia la polizia cinese per affiancare i colleghi del posto. «Un modo - dice - che sarebbe potuto servire per individuare più facilmente i delinquenti ma la cosa non venne accettata dal Ministero dell'Interno dell'allora Governo Berlusconi». «Anche come Associazione d'amicizia cinesi a Prato» abbiamo chiesto l'invio in città di polizia cinese, il Governo italiano non può affrontare tutti i problemi cinesi. Ora - termina Yang - la sperimentazione parte a Roma e a Milano, due città sicuramente più complicate della nostra. L'auspicio è che presto gli agenti arrivino anche da noi».

Non un'operazione di facciata. «Finora - commenta Giuseppe Nicolosi, capo della procura - non ho visto grandi collaborazioni istituzionali ma se così fosse il progetto sarebbe interessante. A noi servirebbe la possibilità di fare attività investigativa insieme ma non di facciata. Serve una condivisione ad esempio delle banche dati a cui noi non abbiamo accesso. Così si potrebbe, al di là della mediazione culturale sempre importante, cominciare davvero a capire». Il prefetto di Prato Maria Laura Simonetti invece preferisce non rilasciare dichiarazioni: «è un'iniziativa centrale, del ministero. E' prematuro parlarne».

Impossibile sapere altro e se Prato sia stata minimamente coinvolta. «E' necessario aspettare un po' per capire qualcosa in più», interviene il questore di Prato Paolo Rossi. «Tutto quello che è in più è senz'altro utile e potrebbe esserlo anche per noi. Vediamo come verrà strutturato questo progetto che segue direttamente il Viminale e vediamo che cosa accadrà a Milano e a Roma» .

(aze.b. -ile.r.)

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