Sicurezza
Una ciclofficina per tornare a pedalare
L’Agar Bike di via Marengo offre un’opportunità di lavoro ai ragazzi di strada. Creato anche il “vestito-portaoggetti”
PRATO. L'ultima volta sono state avvistate nei quartieri di Lambrate, Tortona e Brera nei giorni del "Fuorisalone" durante la "Milano Design Week".
A pedalarle, un architetto designer e un artigiano di Prato. L'uno ha messo il tocco di creatività che fa la differenza, l'altro ha fondato una ciclofficina sociale per dare una speranza ai ragazzi della strada tirando su in pochi mesi un piccolo laboratorio manuale alle spalle della chiesa del Soccorso.
Poi c'è il terzo protagonista di questa edificante storia che coniuga artigianalità, design e finalità sociale: un imprenditore al quale piace reinvestire una parte degli utili della sua azienda in un progetto per dare lavoro a chi non ce l'ha. Ci sono tutti questi ingredienti in "Agar Bike". E il riferimento biblico non è casuale: Agar è il nome di una schiava egiziana che ricorre nel libro della Genesi.
La ciclofficina di via Marengo è un luogo di riscatto, a riabilitare quasi l'immagine di un quartiere considerato ai margini. Qui dentro le biciclette vecchie rinascono a nuova vita per diventare status symbol di un modo di vivere che accomuna un po' tutte le classi sociali, tra chi ha bisogno delle ruote per spostarsi o chi ne fa una moda.
Gabriele, 21 anni, è uno dei ragazzi di "Agar Bike": lo vedi ricurvo mentre cerca di saldare un telaio o sostituire una camera d'aria, tutto alle prese con freni e chiavi. Gabriele ha gli occhi felici come quelli di Michele De Luca, il fondatore della officina: tra un mese il marchio sbarcherà on line (www.agar-bike.com) con una piattaforma di e-commerce per la vendita delle bici nuove.
Tra questi telai artigianali sboccia "Velo Habille", un vestito - portaoggetti creato su misura per la bicicletta: ed è qui che entra in gioco l'architetto.
Realizzato con tessuti tecnici provenienti dal distretto pratese, questo accessorio è disegnato dagli architetti Alessia Bettazzi e Pierluigi Percoco dello studio pratese "B+P".
Galeotto fu l'incontro tra Michele, all'epoca dipendente di una ditta del settore auto, con Pierluigi: l'idea di abbinare un vestito al mezzo su due ruote nacque due anni fa, a Milano.
E' stata la mano dei professionisti pratesi Pierluigi e Alessia a dare ali al progetto di Michele di cui si è avuto un assaggio sempre a Milano, una decina di giorni fa, quando "Agar Bike" e "Velo Habille" hanno avuto una presentazione informale, itinerante, per le strade del capoluogo.
«Ci siamo conosciuti due anni fa durante un'iniziativa organizzata dalla Camera di commercio di Prato, "Rethinking the Product" - raccontano Michele e Pierluigi -: c'è voluto quasi un anno per studiare il prodotto e l'abbinamento con la bicicletta».
Disegnato sia per la versione donna che uomo, il dress bike tutto "made in Prato" è formato da due parti, la parte anteriore che contiene tasche e vani contenitori mentre il retro completa il parafango con una faretto di segnalazione.
«Design a chilometro 0, progettato e realizzato a Prato, pensato su misura per un prodotto artigianale come le biciclette di "Agar Bike"- sottolinea Percoco - L'incontro tra creatività e artigianato può essere la chiave di volta per il futuro del design in Toscana».
Disponibile in undici tipologie di tessuto, "Velo Habille" si adatta a tutti i modelli. Potrebbe essere anche una vecchia "Graziella" della nonna tutta rigenerata e trasformata in un modello vintage. Il mezzo povero oggi fa tendenza e sul mercato rappresenta una nicchia promettente.
Ma non è solo questione di business. «Per me "Agar Bike" significa impegnarsi per il bene comune», sottolinea Michele che ha lasciato un lavoro da dipendente per lanciarsi in questa avventura.
Non a caso davanti ad "Agar Bike" sorge la sede dell'onlus "Cieli Aperti", un faro al Soccorso per l'attività storica di recupero scolastico e reinserimento sociale. Qui per un po' di tempo ha funzionato uno sportello del lavoro per ricollocare i giovani disoccupati. E' l'associazione a mettere benzina nel progetto della ciclofficina sociale per dare una chance ai "Neet", giovani che non studiano e non lavorano.
Il presidente, Giovanni Bellandi, è l'imprenditore (ha una ditta di prodotti chimici tessili) che ci crede mettendo al servizio la sua conoscenza del distretto per la ricerca dei tessuti che servono a produrre "Velo Habille".
«A un certo punto, dopo l'esperienza dello sportello lavoro, bisognava "sporcarsi le mani" per dare un'opportunità concreta a questi ragazzi». Un'officina per tornare a pedalare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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