Il Tirreno

Prato

L’ultima telefonata «Grazia ci ha rassicurato»

Parla la cognata della donna trovata morta insieme al marito a Poggio a Caiano «Mi ha detto che avevano venduto tutto, poi abbiamo iniziato a preoccuparci»

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PRATO. «Hanno scelto di andarsene insieme, uno a fianco all'altro. Sapevamo che avevano dei problemi economici, ma chi immaginava che si spingessero a tanto? Noi pensavamo che volessero rifarsi una vita all’estero, invece era una bugia per non farci stare in pensiero». A Casalserugo, provincia di Padova, in casa di Giovanni Spessato, uno dei due fratelli di Grazia, la donna trovata morta il 25 aprile a Poggio a Caiano insieme al marito Lucio Leonelli, regna ancora l'incredulità e il dolore per l'estremo gesto messo in atto dalla coppia. Una coppia unita fino all'ultimo, che ha pianificato nel dettaglio il proprio drammatico congedo dal mondo. Tutti hanno creduto alla storia del viaggio in Bulgaria come una nuova chance, l'opportunità di ricostruirsi una vita senza l'assillo del denaro che in Italia sembra non bastare più, del lavoro che non c'è o che non è sufficiente per onorare i debiti. «L'ultima volta che ci siamo sentiti, poco meno di due mesi fa - racconta Emanuela, moglie del fratello Giovanni, cognata di Grazia - abbiamo parlato del nipotino e poi ci siamo salutate. Grazia ci ha detto che non vedeva l'ora di partire, ha aggiunto che avevano venduto tutto e che partiva solo con due valige. Mi sono stupita, così pochi bagagli per andarsene dall'Italia per un lungo periodo. Mi ha risposto che volevano viaggiare leggeri e che poi avrebbero ripreso lì ciò che serviva. Al momento mi ero un po' preoccupata ma non più di tanto, perché Grazia diceva che in Bulgaria avevano dei contatti, sapevano cosa fare e con quello che avevano avrebbero potuto farsi una nuova vita». Invece le loro intenzioni erano assai diverse, celate sia ai parenti del marito in Toscana che a quelli di lei nel padovano. «Si amavano - continua la cognata - Fra loro le cose sembravano andare bene, si chiamavano "topino" e "topina" con affetto. Talvolta ci avevano accennato di problemi con il pagamento del mutuo, poi ci avevano riferito di aver sistemato le cose parlando con i funzionari della banca. Cercavano di barcamenarsi, di tirare avanti, come purtroppo capita a tanti. Però allo stesso tempo non ne parlavano più di tanto, finché non ci hanno detto del viaggio. Al momento della partenza ci hanno promesso che avrebbero chiamato non appena fossero arrivati in Bulgaria ma i giorni sono passati e non abbiamo più ricevuto alcuna telefonata. Temevamo l'arrivo di brutte notizie - conclude la cognata - finché lunedì sera abbiamo ricevuto la telefonata dei carabinieri che ci annunciava la tragica scoperta».

Nicola Stievano

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