Sicurezza
L’addio ai vicini e poi l’oblio «Erano troppo soli»
Poggio, parlano i residenti di via Leonardo da Vinci «Quando a marzo ci siamo salutati Graziella era triste»
POGGIO A CAIANO. I coniugi Leonelli che si sono uccisi nella loro abitazione di via Leonardo da Vinci, avevano pianificato ogni cosa per fare perdere le loro tracce e rimandare al più tardi possibile le ricerche. I primi di marzo hanno fatto visita alle persone che frequentavano di più in paese, per salutarli e annunciare che finalmente erano riusciti a trovare lavoro in Bulgaria e a vendere l'appartamento del Poggio. «L'ultima volta che ci siamo parlati - spiega la vicina di casa Radojka, che tutti chiamano Nada - è stato ai primi di marzo. Una sera sono venuti a suonare alla mia porta, oltre ad essere vicini ormai eravamo anche amici, per annunciarci la partenza. Ci hanno lasciato qualche flacone di detersivo a metà, una confezione di pasticche per il Vape. Ripensandoci ora Graziella (Grazia Spessano,ndr) aveva un'aria un po' troppo triste. Quando le ho detto di mandarmi un messaggio appena si fosse sistemata, mi ha guardata con occhi tristi. Non ho fatto caso a quello sguardo, ma ora lo capisco. Tra i due, lei era la più pessimista, forse ora si può pensare ad una forma leggera di depressione. Era Lucio che cercava di vedere sempre gli aspetti positivi». La vicina di casa è ancora scossa, come molti in paese, per la tragedia. «Mi avevano anche detto che a fine maggio da Carmignano sarebbero arrivati i nuovi proprietari. Proprio in questi giorni, con mio marito, ci chiedevamo come mai nessuno si fosse ancora presentato. Gli appartamenti confinano e ogni rumore si sente. Ma in queste settimane il silenzio è stato assoluto». Nonostante la vicinanza, nessuno ha sentito i colpi di pistola che hanno posto fine alla vita di Lucio e Graziella. Un altro indizio, nei giorni scorsi, ha insospettito i vicini di casa: la macchina di Lucio era ferma nel piazzale davanti casa con una multa, per divieto di sosta, durante la pulizia delle strada. «Questo particolare - racconta un vicino - mi ha colpito perché Lucio era molto preciso, ma poi, siccome aveva detto che sarebbe andato in Bulgaria ho pensato che non ci fosse nulla di strano». Niente da segnalare neppure per Sofia Enrico, la titolare del bar Mario frequentato dalla coppia. «Sono venuti a salutarci - racconta la barista - dicendoci che finalmente avevano trovato un lavoro. Erano sereni come sempre. Niente faceva immaginare la tragedia che poi è successa». Una coppia normale, molto innamorata. «Lucio - ricorda Enrico - quando veniva comprava sempre un peluche per Graziella. Le piacevano i pulcini». E’Fabrizio Urbani, titolare dell'edicola all' angolo con via Leonardo da Vinci, a raccontare che «Lucio comprava sempre anche i fumetti per la moglie. Era un po' che non lo vedevo, ma mai avrei immaginato che fossero morti. Lucio era una persona simpatica, ironica, con cui si parlava volentieri, Graziella la conoscevo poco, solo attraverso i racconti del marito. Mi aveva detto che da quando aveva perso il lavoro aveva imbiancato tutta la casa e fatto tanti piccoli lavoretti». Un buon rapporto con tutti i vicini che li ricordano come "Persone gentili, allegre e cordiali. Anche se, per il lavoro che facevano, avevano orari diversi dagli altri abitanti di via Da Vinci. Graziella, prima di perdere il posto di lavoro, era guardia giurata, Lucio fino a due anni fa era dipendente alla cooperativa Cft che lavora il pesce per la grande distribuzione a Campi Bisenzio. Gina e Emanuela abitano poco distante dal loroappartamento. «C’eravamo rimaste male perché non erano venuti a salutarci: credevamo fossero partiti. Chi abita ne loro condominio, in queste settimane, ha provato anche a chiamarli sul cellulare, ma era spento». A nessuno i coniugi Leonelli avevano confidato la loro angoscia, alcuni sapevano che avevano problemi economici, ma mai hanno chiesto aiuto. «E' un dramma della solitudine - commentano i poggesi - ci sono voluti più di cinquanta giorni prima che scattasse l'allarme, e solo perché nel condominio si è diffuso un cattivo odore».
Alessandra Agrati
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