La manifestazione
Cassonetti bruciati, c’è un indagato
Ha un nome e un volto il presunto piromane pachistano. E da quando lo hanno perquisito gli incendi dolosi sono cessati
PRATO. Il presunto piromane dei cassonetti ha un nome, un volto e un indirizzo. Manca solo il provvedimento della magistratura nei suoi confronti.
C’è un indagato nell’inchiesta della Procura sulla incredibile serie di incendi appiccati ai cassonetti dell’immondizia e in particolare alle “campane” per la raccolta della plastica: 70 contenitori solo dall’inizio dell’anno, circa 110 dall’inizio del 2015. E il sospetto, un pachistano, sa di essere indagato, perché la polizia giudiziaria (le indagini sono state delegate dal sostituto procuratore Valentina Cosci al Nucleo investigativo dei carabinieri e alla squadra di pg dei vigili del fuoco) ha già perquisito la sua abitazione.
La svolta è arrivata dopo gli ultimi incendi di cui si è avuta notizia, il 4 aprile, al termine di un fine settimana letteralmente di fuoco in cui ne sono bruciati la bellezza di 15. Ecco, da quel giorno tutto tace e di incendi dolosi non ce ne sono stati altri. Solo una coincidenza? Probabilmente no.
Se le indagini dei carabinieri hanno colto nel segno, è una doppia buona notizia. La prima è che effettivamente è stato individuato il responsabile, se non di tutti, della stragrande maggioranza degli incendi dolosi ai danni di beni della collettività. La seconda buona notizia è che con molta probabilità c’era un solo piromane in azione. Se ipotizziamo che il sospetto abbia smesso di dar fuoco ai cassonetti quando ha saputo di essere indagato, per non aggravare la propria posizione (o semplicemente perché rischiava di essere colto in flagrante), significa che in circolazione non ci sono altri piromani, che invece non avrebbero avuto remore a continuare nella loro azione vandalica.
Caso chiuso, dunque? Ancora no. Le misure cautelari nei confronti dell’indagato (che potrebbero essere gli arresti domiciliari, l’obbligo di firma, il divieto di dimora o altro) non sono ancora state prese perché le indagini preliminari sono ancora aperte. In altre parole, gli inquirenti sono in attesa dei risultati degli accertamenti tecnici. Su questo si possono solo fare ipotesi. Sembra che il presunto piromane sia stato ripreso da una o più telecamere di sorveglianza e potrebbe aver lasciato tracce biologiche sui luoghi degli incendi o sul materiale che gli è stato trovato a casa, senza contare le verifiche sulle “celle” eventualmente agganciate dal suo telefono cellulare, se lo ha portato dietro durante le sue scorribande.
Quando i risultati degli accertamenti tecnici saranno pronti la magistratura prenderà provvedimenti. Intanto però, e non è poco, i cassonetti non bruciano più.
Paolo Nencioni
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