Il Tirreno

Prato

I laboratori dell’università pronti per andare al Creaf

Ilenia Reali
l Creaf di via Galcianese e gli spazi che dovrebbero andare a ospitare i laboratori di ricerca dell’Università
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l Creaf di via Galcianese e gli spazi che dovrebbero andare a ospitare i laboratori di ricerca dell’Università

Prato, si tratta di 5 gruppi di ricerca: dal riutilizzo dei rifiuti allo studio delle onde marine. "La prima richiesta la facemmo nel 2009. Poi 6 anni di silenzio. Fate presto"

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PRATO. Ci sono cinque gruppi di ricercatori dell'Università di Firenze già pronti per trasferirsi al Creaf. E non sono certo pronti da ieri. La prima volta che dissero “Sì, contate su di noi” era il 2009. Poi per sei anni non ne hanno saputo più nulla tanto che nel 2012 il Polo universitario inviò una lettera alla società che gestiva l'immobile di via Galcianese per far sapere che loro si ritenevano liberi, eventualmente, di trasferirsi altrove. Poi, un anno fa, il Pin (che coordina i laboratori di ricerca) è stato nuovamente contattato dalla nuova amministratrice della società Creaf Laura Calciolari e dal presidente della Provincia Matteo Biffoni per capire se c'era ancora la disponibilità al trasloco.

Sì, c'era ancora e le trattative sono ripartite. "Noi ci stiamo chiedendo che cosa dobbiamo fare", commenta il presidente del Polo universitario Maurizio Fioravanti. "Lo chiedono i nostri ricercatori che aspettano di trasferirsi lì. Chiediamo ci venga data la certezza che in tempi brevi quelli spazi possano essere utilizzati. Altrimenti, una volta per tutte, andremo da altre parti. Non vuol essere una minaccia, intendiamoci. Siamo legati al territorio ma i ricercatori sono in subbuglio. Siamo pronti da mesi e abbiamo il dovere di consentire ai nostri ricercatori di andare avanti nelle loro ricerche anche. Se non facciamo alla svelta, e debbo riconoscere alla giunta Biffoni di aver ridato impulso al Creaf dopo anni di silenzio, rischiamo che loro vadono da altre parti. Fermo restando che l'inchiesta è giusto faccia il suo corso e ci dica se ci sono responsabilità".

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Ma chi sono questi ricercatori in attesa del Creaf? A rispondere è il direttore del polo universitario Enrico Banchelli che ha seguito la vicenda direttamente. "La prima richiesta di trasferire un laboratorio al Creaf - spiega il direttore - risale al 2009, c'era la gestione Rinfreschi. Chiedemmo di trasferire la Galleria del vento. Ci dissero di sì poi non siamo stati più sentiti. Scrivemmo loro nel 2012 e non ricevemmo risposta. Un anno e mezzo fa è tutto ripartito e ora noi siamo pronti con 5 laboratori di ricerca".

"Per la Galleria del vento è già uscito il bando. E noi la consideriamo una cosa concreta. Una cosa fatta. Il Creaf ha incamerato i soldi della Regione Toscana per fare anche gli impianti necessari. Contavamo di poterci trasferire a giugno ma secondo me non sarà possibile prima di fine anno. Non sono i sei mesi a fare la differenza basta che entro fine anno si possa partire. Mancano ci risulta anche gli impianti di riscaldamento e raffreddamento ma anche per quelli il bando di gara è dell’anno scorso. Oltre alla galleria del vento siamo pronti a partire con un laboratorio che si occupa di ricerca sul trattamento e la gestione dei rifiuti. Studia le tecnologie per la raccolta e il riutilizzo dei rifiuti. Un terzo laboratorio invece fa ricerca sul trattamento delle acque e sugli inquinanti, un quarto è legato all'igiene ambientale. Oggi è a Careggi e fa analisi per enti pubblici e industrie. Mentre il quinto è un laboratorio di ingegneria marina".

Ingegneria marina? "Sì, studia le onde del mare e l'effetto che hanno sia sulla costa sia sulle piattaforme off shore, le famose trivelle di cui si sta parlando proprio adesso. Attualmente si trova a Santa Marta a Firenze presso la facoltà di ingegneria ma ha bisogno di spazi più grandi. C'è da realizzare un canale lungo 60 metri e largo tre che serve per studiare l'impatto delle maree. Complessivamente al Creaf abbiamo chiesto 1600 metri di capannoni industriali".

Ma al di là del valore scientifico, pagherete qualcosa per lo spazio richiesto? "Certo. Una quota annuale che è però ancora da definire. Questi laboratori hanno dei clienti con cui già collaborano e in alcuni casi, come quello di ingegneria marina, non sono in grado di averne altri perché manca loro lo spazio necessario. L'accordo è che reintegreremo i finanziamenti con i ricavi che arriveranno dall'attività di ricerca".

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