Il Tirreno

Prato

Perizia fantasma, l’aspettano da due anni

di Paolo Nencioni
Perizia fantasma, l’aspettano da due anni

Favori ai cinesi: il mancato deposito dell’atto rallenta il processo e il pubblico ministero si arrabbia

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PRATO. I reati contestati finiranno in prescrizione, se non in primo grado certamente in appello. È per questo che venerdì 15 il pubblico ministero Laura Canovai si è inalberata durante il processo ad alcuni poliziotti accusati di aver fatto favori a imprenditori cinesi e, in altri casi, di aver intascato soldi per facilitare la concessione dei permessi di soggiorno. È il procedimento che nel 2010 fece scalpore quando scattarono gli arresti domiciliari per quattro poliziotti, due carabinieri e due imprenditori cinesi, tra cui Dong Bangyun, figura di spicco della comunità orientale.

A provocare l’arrabbiatura del magistrato è stato l’ennesimo ritardo nella consegna della perizia sulla traduzione dal cinese all’italiano delle intercettazioni telefoniche. E il rischio che si dovesse perdere un’altra udienza, senza poter continuare l’esame dei testimoni, in attesa della perizia.

La storia di questa perizia sta diventando un caso. L’incarico è stato dato quasi due anni fa, ma il primo perito dopo oltre un anno ammise di essere un conoscente di Dong Bangyun e dunque era incompatibile, mentre il secondo ha detto di non essere in grado di tradurre perché conosceva non conosceva tutti i dialetti presenti nelle intercettazioni. Quanto al terzo traduttore, non ha ancora depositato la perizia nonostante siano scaduti i termini. C’è il fondato sospetto che non si vogliano pestare i piedi a personaggi che contano nella comunità orientale. In realtà il processo è nato sotto una cattiva stella. Il giudizio immediato proposto dai sostituti Canovai e Paolini fu respinto dal giudice Nicotra, che accolse l’eccezione di un difensore, e poi è passato oltre un anno per la nuova chiusura delle indagini. E altri due anni sono serviti per l’udienza preliminare. Il processo è iniziato finalmente l’anno scorso ma ancora non si vede la fine.

I principali imputati sono i poliziotti Michele Passeri e la moglie Daniela Ognibene, accusati di aver intascato soldi in cambio di favori nella concessione di permessi di soggiorno, mentre al vicequestore Fabio Pichierri, all’epoca dirigente delle volanti si contesta di aver fatto favori a Dong Bangyun e di aver coperto il pestaggio di un fermato in Questura. Lui, da tutti conosciuto come un poliziotto di vecchio stampo, si è sempre difeso dicendo di aver cercato di mantenere i contatti con una fonte (Dong) che sarebbe stata utile per le indagini della polizia.

 

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