Italia
Sede Creaf, ecco perché il prezzo è salito
Prato, nel 2011 l’ex proprietario denunciò la “proposta indecente” di un mediatore: «Ma abbiamo fatto tutto alla luce del sole»
PRATO. Molto prima che si cominciasse a parlare del “caso Creaf”, ora oggetto di un’inchiesta per malversazione, la compravendita dell’ex lanificio Olmi di via Galcianese (futura sede del Centro di ricerca) era diventata materia di un processo per falso, nel quale è stato imputato e poi condannato a quattro mesi (ora è pendente l’appello) il mediatore immobiliare Ovidio Viti.
È il 29 settembre 2011 e davanti al giudice monocratico Signorini viene chiamato a testimoniare l’imprenditore Nicola Di Francesco (Viscotex), cioè colui che nel 2001 aveva comprato il capannone di via Galcianese per circa 5 milioni di euro e nel 2006 (dopo tre anni di trattative) l’aveva venduto alla Provincia per 8.450.000 euro più Iva (circa 10 milioni). Un giorno venne da me Viti, che aveva già fatto la mediazione per l’acquisto nel 2001, spiega Di Francesco, e di fronte a me e al ragioniere Calamai «ci disse che avrebbe avuto la possibilità di snellire, agevolare e portare a conclusione la trattativa (con la Provincia, ndr) se noi fossimo stati disposti a versargli 350.000 euro a nero, che sarebbero serviti a dare a... e disse un paio di nomi».
Di Francesco dice di non essere stato interessato e di averlo congedato sbrigativamente. Era stato lo stesso Di Francesco a denunciare Viti perché quest’ultimo sosteneva di avere un credito di 276.000 euro verso Di Francesco proprio per l’attività di mediazione che portò alla vendita dell’ex lanificio alla Provincia. Ne nacque un contenzioso civile e poi il processo per falso, persi entrambi da Ovidio Viti. Il falso sarebbe consistito in un documento firmato da un funzionario della Provincia che attestava la presenza di Viti alle trattative per la compravendita, ritenuto non attendibile dal giudice. Eppure lo stesso Viti è in possesso dell’originale di una ricevuta meccanografica, non duplicabile, che attesterebbe la consegna da parte sua dell’offerta Viscotex. E di un prospetto di notula datato 14 dicembre 2005 per 276.000 euro, a titolo di attività di mediazione a favore di Viscotex.
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«È stato fatto tutto alla luce del sole - taglia corto Nicola Di Francesco - E mi fa piacere che ora la magistratura indaghi sul Creaf, perché si tratta di soldi pubblici, che non vanno buttati al vento. Confermo di aver acquistato il capannone dalla Marino Olmi nel 2001. Non era un’operazione immobiliare, pensavamo di trasferirci la nostra azienda, poi ci rendemmo conto che l’immobile non faceva allo scopo e l’abbiamo tenuto fermo fino a quando non è stato venduto alla Provincia».
A conti fatti non è stato un cattivo affare. «Certamente non ci ho rimesso dei soldi - concede Di Francesco - ma teniamo conto che ci abbiamo pagato cinque anni di leasing (che l’imprenditore calcola in un costo aggiuntivo di circa un milione, ndr)». E dunque sono passati 5 anni dall’acquisto alla vendita (in realtà il preliminare è datato 31 ottobre 2005) e il prezzo non sarebbe raddoppiato.
Quella sua testimonianza del 2011, che assomiglia molto alla denuncia di un tentativo di corruzione, non fu trasmessa in Procura per eventuali accertamenti.
Che il clima intorno alla compravendita dell’ex lanificio di via Galcianese fosse abbastanza teso, almeno in Provincia, lo dimostrerebbe il fatto che il difensore di Ovidio Viti, Massimo Taiti, fu costretto a ricorrere al Tar (che gli diede ragione) per ottenere l’accesso agli atti. E l’ulteriore fatto che numerosi funzionari della Provincia, chiamati a testimoniare nel processo per falso, se la cavarono con una sfilza di «non ricordo».
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