Il Tirreno

Prato

Ecco perché Creaf non è mai riuscito a partire

di Ilenia Reali
 Ecco perché Creaf non è mai riuscito a partire

Rinfreschi, amministratore dal 2008 al 2014, parla di «opposizioni politiche» «Racconterò tutto al magistrato. Sia chiaro, in tasca non mi è rimasto un euro»

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PRATO. E' passato di mano in mano, di amministrazione provinciale in amministrazione provinciale prendendo sempre più i contorni di uno scandalo. Eppure l'ultima dichiarazione sullo stile "manca poco al termine dei lavori e alla realizzazione di un Centro per la ricerca" risale a meno di un anno fa. Oggi con l'inchiesta anche il mondo della politica e degli addetti ai lavori sembra guardare con occhi diversi a quello scatolone vuoto di cui i giornali più volte hanno parlato. Le responsabilità, prima politiche che giudiziarie, sembrano però sempre di altri. E tutti coloro che con il Creaf hanno avuto a che fare si mettono al riparo trincerandosi dietro un «sono andato via troppo presto» o «sono arrivato quando la situazione era già compromessa».

Luca Rinfreschi, amministratore delegato della società dal 2008 al 2014 e poi con un incarico nella partecipata di Creaf, Texnech (ha il compito di favorire i rapporti commerciali con la Cina), spalma le responsabilità per quello che ormai è diventato uno degli scandali pratesi e chiarisce «sono a disposizione del magistrato se vorrà sentirmi ma voglio dire fin da subito che nonostante si tratti di una vicenda vergognosa a me non è rimasto un euro in tasca».

Rinfreschi, come è venuto a conoscenza dell'inchiesta sul Creaf?

«Dai giornalisti. Ritengo che la giustizia è bene faccia la sua parte. Del resto è vergognoso che in 15 anni quella struttura non sia ancora aperta. Ed io credo anche di saperne i motivi. Li spiegherò al magistrato».

E' un'opera pubblica. Come amministratore del Creaf, intanto può dirci qualcosa?

«Non c'è stata mai pace nella storia del Creaf. E quando sembrava che le cose potessero andar bene con la manifestazione di interesse da parte di alcune società, tra cui Tecnotessile e il Pin, tutto è cambiato. Facemmo un'iniziativa pubblica in Provincia al termine del mandato Logli. Sembrava fatta poi, di fatto, gli interessati si ritirarono. Non l'hanno mai detto chiaramente ma quasi contemporaneamente arrivò un accertamento dell'Agenzia delle entrate per il mancato pagamento dell'Iva oltre 2 milioni di euro e l'interesse venne meno. Ci furono le elezioni cambiò giunta in Provincia e in Comune arrivò il centrodestra con Roberto Cenni e, di fatto, per quel progetto che era principalmente di Logli e Panerati non ci fu più interesse. Si creò un'opposizione politica».

Sta dicendo che le responsabilità sono dell'ex sindaco Cenni? Il Comune di Prato però aveva una partecipazione ininfluente nella società?

«Non dico questo e non butto certo la croce su altri. Ci sono i verbali che raccontano cosa accadde, non sempre eravamo d'accordo. Di lì però si cominciò a cambiare idee, a fare altri progetti sulla destinazione del Creaf».

Un investimento di 25 milioni di euro per fare da incubatrice a una ventina di aziende non è un po' troppo?

«Il presidente del Creaf non può che dire che non lo è. Lavoravamo sull'innovazione, doveva essere un volano per la città e per il tessile. Quando lasciai comunque il piano finanziario era di 22 milioni di euro. Di fatto politicamente non è stato aiutato a crescere. A tutto questo si sono sommate le difficoltà del settore dell'edilizia con i problemi dell'azienda che realizzò il primo lotto di lavori (che poi è fallita), e i ricorsi che hanno riguardato i lavori del secondo lotto. Anche questo non ha aiutato, ha dilatato i tempi».

Ma dovevano arrivare le università cinesi, la Regione dello Zheijang. Il presidente Rossi ne parò molto?

«Si diceva che dalla Cina sarebbero arrivati anche 22 milioni di euro da investire nel Creaf ma questo non è mai stato vero. Erano voci e niente di più. Il progetto con la Regione è stata la creazione della società Textech che mi risulta stia lavorando sui rapporti commerciali con la Cina. La partecipazione fu finanziata dalla Regione».

Non crede di aver fatto degli errori con il Creaf o di aver sottovalutato la situazione?

«Se sali su un ring è hai le mani legate cosa puoi fare? Niente di più di quello che ho fatto»

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