Sicurezza
Creaf, la procura apre un’indagine Acquisiti i documenti
Blitz della Finanza in Provincia, nei Comuni e in Regione Tutto è partito da un esposto della consigliera Garnier
PRATO. Il Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione, è al centro di un’indagine della procura della Repubblica di Prato. L’obiettivo è quello di capire che utilizzo hanno avuto i numerosi contributi, circa 25 milioni di euro, arrivati dall’Unione europea e dalla Provincia, per realizzare l’opera che allo stato attuale, dopo 13 anni dall’acquisizione, non ha avuto alcun utilizzo. E anzi. È ancora da completare con i primi interventi che sarebbero già da risistemare.
Negli anni ha cambiato nome (da Creaf a Polo Tecnologico) ma anche appellativo, da “pozzo senza fondo” passando per “buco nero di Prato” al tanto utilizzato “cattedrale nel deserto”.
Gli uomini della Finanza ieri hanno acquisito gli atti che ricostruiscono la lunghissima vicenda in Provincia, nei Comuni soci e in Regione Toscana del mai nato Centro di ricerca. Migliaia e migliaia di atti a partire dal contratto di compravendita firmato nei primi anni del Duemila per passare da tutti gli appalti per ristrutturare le varie aree dell’ex fabbrica tessile di via Galcianese. Le Fiamme Gialle hanno acquisito tutto il materiale disponibile e, spesso elencato punto per punto, negli esposti presentati dai consiglieri di opposizione dei Comuni e della Provincia almeno a partire dal 2010.
Il reato ipotizzato dalla procura della Repubblica, l’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, è quello di malversazione (articolo 316 bis) e riguarda “chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità Europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità”.
Al momento secondo quanto sostiene il procuratore capo della procura della Repubblica di Prato Giuseppe Nicolosi non ci sarebbero indagati «in attesa di capire come stanno realmente le cose e che fine hanno fatto questi soldi».
L’impostazione dell’accusa, ad oggi stando all’articolo contestato, è rivolta a soggetti privati che hanno ricevuto fondi pubblici. L’indagine che ha avuto, sempre in base a quanto fanno sapere gli inquirenti, la prima fase nell’acquisizione degli atti sarebbe nata dall’ultimo esposto arrivato sulle scrivanie della procura della Repubblica lo scorso settembre dal consigliere comunale indipendente Marilena Garnier ma, ha aggiunto Nicolosi, «anche alla luce di altri precedenti esposti esposti che ci hanno fatto pensare che fosse necessario approfondire la vicenda».
E’ Garnier a spiegare il motivo per cui, secondo lei, è partita l’indagine proprio dal suo esposto e non da altri precedenti. «A me – dice – non risultava ce ne fossero altri. Io però ho presentato un’informativa molto dettagliata che ripercorre tutta la vicenda del Creaf dal 2006 ad oggi. Sono abituata a fare questo tipo di atti per lavoro (lavora alle Agenzie delle Entrate, ndr) e quindi non ho presentato una relazione tirata via. Ritengo di aver attirato l’attenzione della procura della Repubblica proprio per questo». Per Garnier era doveroso segnalare la vicenda alla procura. «Ritengo si tratti di una situazione vergognosa. E come cittadina, al di là del fatto che sono un consigliere comunale, questa vicenda mi ha sempre irritato. E’ una delle tante vergogne italiane. E adesso confido nella procura che saprà indicare se ci sono e quali sono le responsabilità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
