Il Tirreno

Prato

Una deroga per il filato che non piace a Zara

di Maria Lardara
Giuseppe Bartolini (a sinistra) direttore del laboratorio del Buzzi
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Giuseppe Bartolini (a sinistra) direttore del laboratorio del Buzzi

Gli industriali pratesi stanno lavorando ad un accordo sulla filiera del riciclo. Il direttore del laboratorio del Buzzi: "Incredibile che avanzino certe pretese"

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PRATO. Zara e il filato riciclato pratese che fa storcere la bocca ai grandi marchi in nome del Detox. Alibi per i brand che talvolta sbandierano il protocollo di Greenpeace in modo improprio? Nella filiera del riciclo è praticamente impossibile raggiungere la soglia di zero Apeos (alchilfenoli etossilati), i famigerati tensioattivi chimici messi al bando dai regolamenti comunitari perché pericolosi per la salute. E questo con buona pace del marchio del gruppo Inditex che di recente, come ha raccontato il Tirreno, ha bocciato una partita di filato riciclato "non ecologico" proveniente da Prato.

«Ma nel laniero il 70% dei prodotti rigenerati vede una presenza altissima di Apeos. Un prodotto rigenerato, ricavato magari da un maglione prodotto dieci anni fa e filato con Apeos, non può avere le stesse caratteristiche chimiche di un filato nuovo: non è un caso che alcuni marchi come Burberry e Miroglio nei loro capitolati prevedano una deroga rispetto ai quantitativi di Apeos. Per questo è incredibile che un marchio avanzi delle pretese tanto da bloccare una partita di filato».

A saltare dalla seggiola è Giuseppe Bartolini, direttore del laboratorio di analisi dell'istituto "Buzzi", uno che crede e ha creduto fortemente nell'impegno nel Detox di Greenpeace al quale aderiscono 27 aziende a favore dell'ecosostenibilità. Il punto è che nel rigenerato le materie prime non vengono prodotte qui bensì importate dalla Cina, Australia, Americhe dove la presenza degli Apeos è ancora tollerata. In altre parole, il distretto ha sempre importato inquinamento. Ma la filiera del riciclo in cui i pratesi si sono sempre contraddistinti ha nel suo dna un risvolto ecologico che è stato colto anche da Greenpeace.

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«L'utilizzo del rigenerato - ricorda Bartolini - permette il risparmio di acqua e coloranti evitando che i materiali finiscano in discarica. Per questa "sostenibilità" del rigenerato, deve valere una deroga per i marchi che hanno sottoscritto il Detox sull'impiego di Apeos».

E la deroga ci sarà. Frutto di un'evoluzione dell'adesione a Detox che Confindustria pratese (ormai confluita in Confindustria Toscana Nord) ha già sottoscritto a febbraio con Greenpeace. «Stiamo lavorando a un accordo che preveda una deroga per la filiera del riciclo - fa sapere il presidente Andrea Cavicchi - rispetto all'utilizzo di determinate sostanze chimiche. Con Greenpeace su questo c'è sintonia perché il riciclo di materiali di scarto fa bene all'ambiente evitando sprechi e consumi».

Come la mettiamo dunque con Zara? Da Palazzo dell'Industria fanno sapere che, al di là del caso specifico, diversi marchi stanno inserendo nei propri capitolati paletti su alcune sostanze chimiche inasprendo divieti in nome del Detox.

«Che deve essere un'opportunità, non certo un freno. Se fa riciclato, il fornitore pratese deve far capire al brand che non può imporre capitolati stringenti. Per questo siamo disposti a dare supporto e assistenza come associazione». Intanto nel distretto ci si attrezza per abbattere le quantità di Apeos nel filato. Da un anno la tintoria "Renzo Silli", grazie alla collaborazione con il laboratorio d'analisi del "Buzzi", ha messo a punto un trattamento specifico preliminare alla fase di tintura (sono stati fra i primi a Prato).

«Siamo arrivati ad abbattere gli Apeos fino a venti volte - sottolinea il responsabile commerciale Giorgio Silli - La procedura è laboriosa perché implica specifiche analisi su ogni partita di filato. Innovazione e ricerca però ripagano sempre».

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