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Incitò il figlio a picchiare la madre: chiesta una dura condanna
Un uomo di origini marocchine è accusato di violenza e maltrattamenti nei confronti della moglie italiana. Il pubblico ministero chiede una pena di 10 anni
PRATO. Ha chiesto una condanna molto pesante, dieci anni di reclusione, il pubblico ministero Lorenzo Boscagli nel processo a carico di un uomo di origini marocchine accusato di maltrattamenti e violenza sulla moglie italiana da cui ha avuto tre figli. L'uomo, difeso da Andrea Capaccioli, fu arrestato nel giugno del 2014 ed è tuttora in carcere perché durante il procedimento, dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari, si presentò sotto casa dell'ex moglie, assistita da Francesco Mandarano, per minacciarla.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha ricordato un episodio nel corso del quale, secondo l'accusa, l'uomo avrebbe messo in mano un mestolo a uno dei figli dicendogli di picchiare la madre. Una sorta di educazione al contrario alla quale la donna si sarebbe ribellata, ottenendo solo di essere picchiata dal marito. Ma le accuse più gravi, come detto, sono legate a tre episodi di violenza sessuale denunciati dalla donna, in almeno uno dei quali il marito avrebbe minacciato di tagliarle la gola se non avesse accettato di avere un rapporto sessuale con lui.
I coniugi hanno vissuto per un certo periodo in Marocco e poi sono tornati a Prato nel 2007 e pressappoco in quel periodo, sostiene la moglie, sono iniziati i problemi, forse legati all'abuso di alcol del marito. Il pubblico ministero ha descritto una situazione di assoluta sudditanza della moglie nei confronti del marito, che avrebbe preteso che la donna non uscisse di casa, facendola oggetto di continue e ripetute ingiurie davanti ai figli, oltre a picchiarla. Il difensore ha chiesto l'assoluzione non ritenendo che siano state provate le accuse, mentre l'avvocato di parte civile ha chiesto un risarcimento provvisionale di 30.000 euro. La sentenza è attesa per il prossimo 9 maggio.
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