Il Tirreno

Prato

Leonessa e bambina, nella Medea di Magelli la dualità femminile

Leonessa e bambina, nella Medea di Magelli la dualità femminile

Valentina Banci è la protagonista della tragedia di Seneca nell’allestimento in scena fino a domani al Fabbricone

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PRATO. La "Medea" di Magelli è arrivata a Prato dopo il felice debutto a Siracusa lo scorso 17 maggio e le repliche nello scenario esclusivo del Colosseo dal 13 al 15 luglio. La vediamo in un Fabbricone deus ex machina rovesciato; platea opposta all'ingresso e pareti dell'antica fabbrica desnude. Davanti a noi la scenografia di Ezio Toffolutti: una distesa di sabbia lunare, tre specchi d'acqua disposti triangolarmente, accompagnati da sonorità di grotta ancestrale. Valentina Banci interpreta la maga, alternando momenti di follia esterrefatta e patologica da bambina selvaggia, ad altri nei quali emerge la leonessa fiera, capace di generare e uccidere al contempo, espressione di uno stesso immenso potere femminile. Magelli parte da Seneca, ma si avvale anche della versione di Christa Wolf mostrandoci la donna tradita, vittima, tormentata e non manca di citare Heiner Müller per ricondurci alla dualità di Medea "creatura martoriata da una guerra tra due io, quello lunare che la spinge alla riflessione e alla contemplazione dell'anima e quello solare che le impone la distruzione di tutto". Diversi momenti pulp scandiscono questa messa in scena del mito più controverso della classicità; volteggiano e gridano le Corifee e i Corifei come il popolo di una discoteca trash, come il popolo appunto che da sempre reitera il suo ruolo di martire e boia. Forza e pathos profondi emergono dalle avvincenti musiche di Arturo Annecchino, evocando sonorità techno-jazz. Molto suggestiva la voce di Clara Galante nella veste di cantante nutrice. Stessa cosa possiamo dire per i costumi e l'uso dello spazio offerto dal Teatro Fabbricone con la sua cabina di controllo e le sue scale di ferro; ottima cornice per la fiera delle vanità vestita in abiti anni venti che circonda e condanna Medea. Un inizio "secolo breve" a meglio definire l'analogia simbolica di questo mito con il passaggio da un mondo all'altro. Là dove finiscono gli Imperi nascono i regimi dittatoriali e il femminile, legame con la natura, la magia e l'istinto, è vittima dell'inquadramento di una società bieca, maschilista e guerrafondaia. Creonte, Nerone, Duce affacciati al balcone su un paesaggio senza vita e, in mezzo a questa Terra Desolata, Medea guerriera senza tempo e senza pudore, priva di quel senso di colpa inculcato nel genere femminile per annientare la sacerdotessa e la guaritrice, ovvero quelle fonti di equilibrio e sintonia con il creato che tanto ancora hanno da dire al nostro mondo. Questo è il potere dei grandi miti, delle grandi drammaturgie, dei grandi testi letterari. La loro inesauribile fonte di ispirazione e interpretazione.

Alla Munchenbach

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