La manifestazione
Stracci e camorra, l'accusa chiede 11 anni per Ascione
Pesanti richieste del pubblico ministero Squillace al processo sulla commercializzazione degli indumenti usati
PRATO. Era una figura secondaria all’inizio delle indagini, ma è diventato il personaggio centrale del processo quando il pubblico ministero Ettore Squillace ha terminato la sua requisitoria nei confronti di dieci imputati accusati a vario titolo di aver fatto parte di un gruppo di persone accusate a vario titolo di aver commercializzato indumenti usati senza sottoporli al processo di igienizzazione e favorendo, in alcuni casi, clan della camorra.
Vincenzo Ascione, già condannato all’ergastolo per l’omicidio Cozzolino (Montemurlo, 1999) e poi assolto in appello, ora latitante a Tunisi per altri procedimenti di estorsione e usura, è finito nel processo per alcune intercettazioni telefoniche in base alle quali lo accusano di un paio di tentate estorsioni, aggravate dal metodo mafioso. Per lui il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 11 anni di reclusione, facendo pesare aggravante e continuazione. Pene più lievi sono state chieste per gli altri imputati, tra cui Emanuele Bagnati, ritenuto vicino al clan camorristico Birra Iacomino di Ercolano. Per lui il pm Squillace ha chiesto 6 anni. Tre anni e quattro mesi per Salvatore Scognamiglio, due anni e tre mesi per Edwige Pichot, due anni per Antonio Viola, un anno e 11 mesi per Catello Russo, tre anni e quattro mesi per Gabriele Borragine, un anno e 11 mesi per Marco Corti, un anno e otto mesi per Sauro Bellucci, un anno e tre mesi per Paolo Castorri.
L’indagine che nel 2001 fece scattare alcuni arresti fu condotta dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri su alcune aziende di Montemurlo che commercializzavano indumenti usati. L’ipotesi è che abbiano simulato un processo di igienizzazione in realtà mai fatto. Alla prossima udienza del 15 maggio cominceranno a parlare gli avvocati difensori, a partire da Antonino Denaro per Ascione.
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