Il Tirreno

Prato

L’atroce vendetta di Medea, madre ferita

L’atroce vendetta di Medea, madre ferita

Dopo il successo al Teatro Greco di Siracusa arriva a Prato la tragedia diretta da Paolo Magelli

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PRATO. Dopo lo straordinario successo al Teatro Greco di Siracusa lo scorso giugno e le prestigiose repliche di luglio al Colosseo di Roma riaperto al teatro dopo molti anni, con un allestimento rinnovato e studiato su misura per lo spazio del Teatro Fabbricone da oggi a domenica 10 aprile (feriali ore 21, festivo ore 16) arriva a Prato la Medea di Seneca, ispirata alla Medea di Euripide e all'omonima tragedia perduta di Ovidio, diretta da Paolo Magelli.

Si tratta di uno spettacolo coprodotto dal Metastasio insieme all'Istituto Nazionale del Dramma Antico, un lavoro che ha consacrato la bravura di Valentina Banci, affiancata sulla scena da Filippo Dini, Daniele Griggio, Clara Galante, Diego Florio, oltre che da un folto stuolo di corifei - Elisabetta Arosio, Simonetta Cartia, Clara Galante, Giulia Diomede, Diego Florio, Lucia Fossi, Ilaria Genatiempo, Viola Graziosi, Doriana La Fauci, Sergio Mancinelli, Francesco Mirabella.La storia racconta di come, ripudiata da Giàsone, cui aveva consentito la conquista del vello d'oro grazie alle sue arti magiche e ai suoi crimini, Medea medita un'atroce vendetta ai danni dell'eroe che l'ha abbandonata per contrarre nuove nozze con Creùsa, figlia di Creonte, re di Corinto. Dopo aver eliminato con la magia sia la rivale sia il re, Medea mette in atto l'intento di punire il traditore Giàsone uccidendo i figli avuti da lui. Al padre annichilito dal dolore l'eroina, fuggendo su un carro alato, lascia l'amara consapevolezza che non vi sono dèi negli alti spazi del cielo, ove al loro posto si colloca l'entità infera della madre che toglie la vita alla sua prole.

Nel riscrivere questo mito atroce e notissimo Seneca si misurò certamente con la tradizione teatrale latina, per noi perduta, all'interno della quale doveva occupare un posto di rilievo la Medea di Ovidio. Rispetto al celebre modello euripideo le innovazioni sono di notevole rilevanza: sin dall'inizio dell'azione la protagonista è preda di un furor incoercibile che la spinge alla sovversione di ogni ordine, fisico ed etico; l'antagonista Giàsone è spinto dalla pietas per i figli a ripudiare la terribile compagna ed è reso debole dalla consapevolezza delle proprie colpe, la più grave delle quali è l'aver sfidato il mare con la prima nave violando le leggi della natura per acquisire il vello d'oro, simbolo e garanzia del regnum; nel compiere il misfatto estremo Medea si pone in gara con i delitti realizzati da virgo e postula l'esigenza che il suo nemico sia al contempo vittima e spectator.Valentina Banci, febbrile e inarrestabile, esordisce urlando il dolore per il prossimo matrimonio di Giasone (FilippoDini) che l'ha lasciata per sposare Creusa la figlia di Creonte (Daniele Griggio), re di Corinto, e per la sua condanna all'esilio, che l'allontanerà dai due figli. Il coro 'borghese (i costumi si ispirano agli anni '20 e '30), ostile verso la 'barbara', è un'eco delle voci nella testa di Medea "che è mare, è terra, è fuoco".

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