Il carico di aiuti da Prato arrivato al campo profughi di Idomeni
Paola Donatucci (Arci): "Abbiamo iniziato a distribuire ma molte delle scatole sono ancora stipate nel magazzino della Croce Rossa a Salonicco"
PRATO. Una tendopoli sterminata, l'attesa senza speranza di migliaia di persone, dappertutto l'odore di plastica bruciata che fa l'aria irrespirabile: la legna scarseggia e per scaldarsi i profughi bruciano coperte, vestiti, plastica. Eccola Idomeni, lungo il filo spinato che separa Grecia e Macedonia, negli occhi di Paola Donatucci (Arci Prato), in missione nel campo profughi alla frontiera con l'Europa: con lei ci sono Umberto Colaone e Massimo Illiano della Croce Rossa, il videomaker Luca Hosseini, il fotografo Alessio Bedendi e la reporter Stella Spinelli. Partita il 3 aprile scorso da Prato, la delegazione si era imbarcata ad Ancona alla volta di Igoumenitsa per raggiungere il campo profughi passando da Salonicco: ad aspettarli laggiù il tir con il carico di aiuti raccolti a Prato e dintorni nelle ultime settimane. Per Paola è un pugno nello stomaco quell'immagine del fiume di profughi, soprattutto siriani, che aspettano l'apertura delle frontiere.
«Ovunque vedi bambini che ti vengono incontro - racconta Paola - ti guardano in cerca di qualcosa per loro. E poi gli adulti che ti fermano chiedendoti di raccontare e testimoniare la loro storia». I collegamenti sono difficoltosi, dalla redazione riusciamo a comunicare con Paola solo tramite Whatsapp. Del resto Idomeni è un luogo dimenticato da Dio sulla soglia d'Europa, è anzi la vergogna dell'Europa. La distribuzione di aiuti (soprattutto indumenti intimi e accessori di igiene personale) è iniziata nella mattinata di ieri insieme alla Croce Rossa greca: Paola e gli altri sono qui per portare il cuore generoso di Prato sulle orme di una carovana di solidarietà.
«Abbiamo iniziato a distribuire ma molte delle scatole arrivate da Prato sono ancora stipate nel magazzino della Croce Rossa a Salonicco: forse domani (giovedì 6 aprile, ndr) riescono a portare altre scatole al campo». La strada è stata lunga, disseminata di non pochi ostacoli. «Per raggiungere Idomeni abbiamo dovuto fare un percorso alternativo tra le montagne perché l'autostrada era bloccata da un sit-in di profughi due chilometri prima della frontiera».
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