Il Tirreno

Prato

Autismo, un fenomeno in crescita

di Maria Lardara

Il dipartimento di neuropsichiatria infantile sta seguendo oltre 120 casi. Armellini: «Servono più insegnanti di sostegno»

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PRATO. I primi campanelli d'allarme li riconoscono i genitori in tenera età, generalmente fra i 18 e 24 mesi: il bambino non indica, si mostra indifferente alla mamma e ai giochi, non pronuncia nessun monosillabo. Sono bambini e ragazzi "speciali", anche senza virgolette, perché per un piccolo autistico non c'è peggior cosa del rimarcare le differenze. Bambini, adolescenti, adulti: il dipartimento di neuropsichiatria infantile dell'Asl pratese sta seguendo oltre 120 casi a Prato, il doppio rispetto a dieci anni fa. «In realtà, sono in aumento le diagnosi di autismo, o meglio di disturbi dello spettro autistico, anche per una maggiore consapevolezza e sensibilizzazione delle famiglie e delle scuole - spiega Marco Armellini, direttore del reparto di neuropsichiatria infantile dell'Asl - a partire dai pediatri che somministrano ai genitori un questionario per lo screening nel bilancio salute del 18esimo mese. Inoltre ultimamente abbiamo iniziato a seguire anche casi di bimbi autistici di origine non europea».

Più diagnosi ma risorse sempre meno sufficienti a coprire i bisogni diversificati delle famiglie, con una struttura sanitaria pubblica sottodimensionata, composta da una decina di professionisti quali psicologi, logopedisti, psicomotricisti e infermieri a tempo parziale. E solo due figure specialistiche dedicate agli adulti. «Il 95% dei soggetti autistici non ha un impiego - fa sapere Armellini - mentre il 75% di quelli che lavorano non ha un'occupazione all'altezza degli studi». Eppure anche questi ragazzi si diplomano, si laureano, hanno determinate caratteristiche che un datore di lavoro scevro da pregiudizi potrebbe valorizzare. Brillano per meticolosità, attenzione al dettaglio, sono a loro agio in ambienti senza troppi stimoli e rumori.

Armellini parla per esperienza: lungo il suo cammino ha visto anche ragazzi laureati in fisica finiti a fare le pulizie. Se il sistema socio-sanitario a fatica regge, il mondo scolastico è carente. «Avremmo bisogno di 200 insegnanti di sostegno in più a Prato», è l'analisi del direttore di neuropsichiatria. Eppure, in un quadro di scarse risorse, proprio qui è stato possibile creare sinergie tra Asl, Comune e Fondazione Santa Rita (ha una convenzione con l'azienda sanitaria) per facilitare l'inclusione di ragazzi autistici dando gli strumenti adeguati agli insegnanti. A Prato è in fase di sperimentazione un modello di gioco inclusivo (si chiama "Integrated Play Groups") che serve a far interagire insieme alunni autistici e non sia alle elementari che medie. «Quest'anno siamo partiti con un gruppo di cinque bambini - racconta Armellini - Stiamo lavorando a un progetto con la Regione Toscana per introdurre questi giochi inclusivi in classe». Dalle medie alle superiori: l'adolescenza può diventare una fase cruciale per far emergere il disturbo dello spettro autistico. «E' il momento in cui aumenta la richiesta di abilità sociali e comunicative, la fase dei primi innamoramenti - racconta lo psichiatra - Nell'ultimo mese ho visto cinque ragazzi». Può un autistico vicino all'età adulta diventare autonomo? E' l'obiettivo che si pone "Libera Uscita", il progetto che sta portando avanti l'onlus "Orizzonte Autismo": un weekend in autonomia per i ragazzi autistici che, insieme ad alcuni educatori, sperimenteranno il distacco familiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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