Sicurezza
La nipote del morto «Rivoglio la mia Prato»
Accorato appello al sindaco: «Sì, è vero, sono marocchina ma le chiedo aiuto Sono stufa di vedere i miei connazionali che mettono in ginocchio la città»
PRATO. «Rivoglio la mia Prato, sono stufa di aver paura di uscire la sera perché posso incontrare qualcuno che mi farà del male». A parlare così non è uno dei residenti della zona di San Marco, esasperati da spaccio e risse. È invece una delle nipoti di Fouad Ouahboun, il marocchino di 64 anni massacrato di botte da un connazionale venerdì notte ai giardini di via del Campaccio. La giovane, che preferisce non si faccia il suo nome per paura di ritorsioni, ha scritto su Facebook un accorato appello al sindaco Biffoni: «Oltre a chiedere giustizia per mio zio ho bisogno di chiederLe di aiutare la mia Prato, la città dove sono nata e cresciuta, la città di cui andavo orgogliosa e fiera. Caro sindaco abbiamo paura, non ce la facciamo più e vogliamo che la nostra città ritorni a respirare. Sì è vero, sono di origini marocchine e non ne posso più di aprire i giornali e vedere che i miei connazionali stanno mettendo in ginocchio la mia città e di conseguenza gli stessi residenti. Abbiamo paura di uscire da soli o anche accompagnati. Non ne posso più di questo schifo».
«Per colpa di certa gente - spiega la venticinquenne al telefono - noi marocchini passiamo per quello che non siamo, non si distingue più il buono dal cattivo. Insomma veniamo visti tutti con la stessa faccia, e così ci uccidono due volte. Eppure mio zio non ha mai fatto male a nessuno. Prima lavorava nel tessile, poi come muratore. Al Guado lo conoscono in tanti, per tutti era Antonio».
La giovane nipote di Fouad sa bene che molti ragazzi marocchini campano di spaccio ed espedienti, ma non li giustifica, anzi. «Molti di loro - dice - vengono qui in Italia senza una famiglia, non c’è nessuno che li freni. E vanno a stare peggio di come starebbero in Marocco. Se uno parte da lì pensando di trovare qui l’America ha sbagliato tutto».
E poi ci sono le leggi italiane che secondo la giovane marocchina non sono adeguate. «Se uno spaccia droga in Marocco, stai sicuro che finisce in galera, e non per poco. Ho letto che questo Hicham (il presunto assassino, ndr) aveva precedenti di quel tipo e penso che era meglio se lo rimandavano in Marocco».
«Mio zio Fouad era da tempo un bevitore - aggiunge - ma non dava fastidio a nessuno, si metteva da una parte e poi tornava a casa. Credo che ai giardini del Campaccio sia scappata qualche parola di troppo ed è andata com’è andata, ma non è giusto che sia stato massacrato in quella maniera. Il suo assassino non vogliamo nemmeno vederlo, confidiamo che sia fatta giustizia, ma la sua faccia non la vogliamo vedere». Fouad Ouahboun sarà sepolto in Marocco, la famiglia ha già chiesto il nulla osta all’ambasciata.
Paolo Nencioni
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