Il Tirreno

Prato

Le notti d’amore di Ranieri, la dama che incontra Cossutta

Le notti d’amore di Ranieri, la dama che incontra Cossutta

Sono gli anni di “Prato per la pace”, della nascita del Pecci e del tessile che marcia come un treno ma qualcuno avverte già che la fortuna sta per girare: sono i capitani d’industria i padroni della città

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PRATO. Gli Ottanta "da bere". «La cifra di Prato di quegli anni - ricorda Rodolfo Tomada, patron del Flora - in una parola, è dinamismo». L'industria tessile marcia come un treno, la ricchezza è diffusa, il mondo della cultura è vivace: oltre al Metastasio viene aperto il Museo di arte contemporanea Luigi Pecci (1985) e da Prato passano i big, tutti i big nazionali della cultura, della politica, dello sport, dell'associazionismo. Forse per questo il patron del Flora inaugura la stagione degli albi d'oro, i libri della memoria e del passaggio, che racchiudono nomi impensabili.

La prima firma è quella di Giovanni Spadolini, il 16 aprile del 1983, al tempo segretario del Partito Repubblicano, parlamentare, in vista della nomina a ministro della difesa (agosto 1983) già ex presidente del consiglio. E subito sotto c'è la firma di Franco Zeffirelli (regista) impegnato al Metastasio.

Al Flora è una girandola di grandi nomi: Massimo Ranieri che si esibiva al Politeama (e lascerà almeno cinque o sei firme) «perché mi diceva - racconta Tomada - di sentirsi qui come a casa». «Di lui, oltre alla simpatia - continua Rodolfo - ricordo le bellissime donne che lo accompagnavano ogni volta e le merende ricchissime, fino a mangiarsi un salame quasi intero, che ordinava in camera "di rinforzo" per riprendersi dalle fatiche». E quella volta (già negli anni Novanta) che Ranieri stava per partecipare al Festival di Sanremo «e che si mise a provare la canzone che poi ha vinto, "Perdere l'amore", nella sala delle colazioni, paralizzando l'attività dell'albergo perché tutti si fermarono ad ascoltare e bloccando gli altri ospiti che si radunarono nella hall per godere di quella voce potentissima e inaspettata». E poi Leoluca Orlando, all'epoca sindaco di Palermo, che arrivò alle due di notte con la scorta, e Fernand Braudel, storico francese, che tenne a battesimo l'Istituto di Storia Economica Datini fondato da Federigo Melis «uno dei miei docenti all'Università» dice Tomada, dormendo al Flora. Ed è nell'albergo di via Cairoli che cultura, arte, sport e politica si intrecciano. Passano Folco Quilici e Walter Bonatti, passano nomi quali Gastone Moschin, Mariangela Melato e Virna Lisi. Poi Vincenzo Torriani "patron del giro d'Italia" fino a tutti gli anni Ottanta, Franco Nones olimpionico di fondo, Lionel Hampton, tra gli astri del jazz mondiale e ancora Renato Rascel, Lina Volonghi, Nanni Loy, Gorny Kramer, Mike Bongiorno.

La direzione del Metastasio (1987-1988) è affidata a Gabriele Lavia «ed è qui, in queste stanze, che Monica Guerritore e suo marito, Gabriele Lavia appunto, hanno concepito loro figlia Lucia - afferma Tomada - La prima volta che l'ho incontrata (perché anche Lucia, diventata attrice a sua volta, è passata dal Flora ndr) gliel’ ho detto». Densi anni Ottanta, anni nei quali il Flora è la sede naturale delle riunioni dei Lions (ne fa parte anche Rodolfo Tomada), nei quali nasce Prato per la Pace (1989) che si porta dietro nomi quali Piero Grasso (ex procuratore capo di Palermo) e Nelson Mandela, passati nelle camere dell'albergo di via Cairoli. Anni nei quali la fortuna di Prato si consolida ma dove c'è qualcuno che inizia una riflessione sul futuro. Ombre ancora lontane che poi si addenseranno. Al Flora non si fanno solo feste (un concerto, per esempio, di un giovanissimo Stefano Bollani, al piano elettrico) o riunioni Lions, c'è la classe dirigente che si incontra, e al vertice ci sono i capitani d'industria.

L'Unione industriale esiste e la dirige Romano Lenzi: «Uomo di grandissimo intuito - lo ricorda Tomada - che in una riunione alla quale parteciparono Paolo Sarti, Roberto Caverni, Paolo Gramigni, tanto per fare qualche nome, allora tutti quarantenni rampanti, mi ricordo disse che Prato sarebbe diventata un centro di innovazione tecnologica e di ricerca sul tessile e che si dovevano guardare con attenzione i mercati a est, primo tra i quali quello della Corea del sud». Tempi nei quali la Cina è lontana. Ma non per molto.

Novanta, anni spezzati. «Li guardavamo guidare le Ape 50 Piaggio e ridevamo. Pensavamo di "prenderli di tacco" quei cinesi poveracci che da poco erano arrivati a Prato e che piano piano occupavano case e magazzini del Macrolotto Zero… e invece». Gli anni Novanta visti con gli occhi di Tomada: anni brillanti ma nei quali a Prato qualcosa si spezza: scompare la leggerezza degli Ottanta «e avanza - ricorda il patron del Flora - un senso di attesa, di aspettativa. Si capiva già che il tessile non avrebbe continuato ancora per molto a garantire la ricchezza diffusa che era la cifra della nostra comunità, anche perché i vecchi capitani d'industria lasciavano alle nuove generazioni, e si percepiva che c'era bisogno di una svolta verso la cultura, il turismo, il commercio». Ma il cambiamento stenta mentre arrivano i cinesi «e nessuno attiva misure di controllo» e arriva anche "Mani Pulite".

Anche nel Flora degli anni Novanta si fa politica. «Questa - dice Tomada - era la casa della sinistra». Non per altro, ma perché gli ex dirigenti pratesi Pds (Partito democratico della sinistra, nato nel 1991 dopo la svolta della Bolognina di Achille Occhetto che manda in soffitta il Pci) e non solo, i big che passano da Prato li inviano al Flora. I libri d'oro dell'albergo lo testimoniamo: è il 1991 e Armando Cossutta sbarca in città per promuovere il neonato Partito della Rifondazione comunista, fondato dagli orfani Pci. «Mi ricordo - dice Tomada - che una sera Cossutta scese dalla camera e si sedette in una delle poltroncine del salotto di fianco alla reception. Era sera, di lì a poco lo raggiunge una signora elegantissima, pratese, che ricordo bene chi fosse ma della quale non rivelerò mai il nome, che si fermò a parlare fitto fitto con lui per qualche decina di minuti. Le persone che accompagnavano il leader di Rifondazione si preoccuparono moltissimo - prosegue Tomada - perché avevano timore che quella bella donna, ben vestita, fosse una spia». Vezzi di ex Pci che ancora faticavano a mettere una pietra sopra la Guerra Fredda. «Ma per restare in tema di spie - continua Tomada - il Flora ne fu pieno quando, nello stesso anno, ospitammo la moglie di un alto leader politico polacco». Era l'anno delle prime elezioni libere nel Paese dopo Solidarnosc e la caduta del muro di Berlino e in via Cairoli , nella piccola (allora) Prato, c'è un mondo in fermento. «Quella signora - racconta Tomada - era stata invitata a partecipare a uno dei tanti eventi organizzati da Prato per la Pace. Davanti all'hotel stazionavano giorno e notte agenti in borghese per sorvegliare e proteggere la donna. Che però voleva essere libera di fare shopping approfittando anche della vicinanza con Firenze». Ed è così che l'intero albergo si mobilita per "coprire" le fughe della signora polacca: «Mentre gli agenti di scorta sorvegliavano l'ingresso del Flora, lei con le sue guardie del corpo, usciva da una porticina posteriore, raggiungeva l'auto e scompariva». Mondo politico in subbuglio, stanze del Flora piene di nomi importanti. Da Prato - è il 1990 - passano Giancarlo Pajetta («che va in camera e scopre che non c'è acqua corrente») e che morirà pochi mesi più tardi, Giovanni Goria, Dc, che tra il 1991 e il 1992 è ministro dell'Agricoltura e Alessandro Natta che dopo la Bolognina abbandona la politica attiva. «Come posso dimenticare gli anni di Mani Pulite - afferma il padrone del Flora - il 1992 e il 1993 sono gli unici anni nei quali l'albergo ha rischiato grosso. L'Italia era come paralizza - ricorda - nessuno girava più, avevano tutti paura, e il nostro fatturato era precipitato. Ce la siamo vista brutta». Ma poi alla fine "'a nuttata" passa e il Flora resta. I politici vanno, attori e registi tornano. E il fulcro della cultura pratese resta il Met. «Che fino al 1993 è diretto da Fulvio Fo - dice Tomada - che qui al Flora si trova così bene che alla fine mi dice: "Tomada per ricambiare la sua ospitalità mi chieda quel che vuole"». Il patron dell'albergo non si fa pregare e punta alto: «Gli chiesi di portare al Metastasio "Benvenuti in casa Gori" di Alessandro Benvenuti. Desiderio che si è poi avverato» gongola l'albergatore. Nel 1994.

Cristina Orsini

(2 - continua)

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