Il Tirreno

Prato

Scampa all’incendio e torna nel rifugio dei senza speranza

La storia di Ossama, 16 anni, salvato dalle fiamme che hanno danneggiato una palazzina di via Luti

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PRATO. Sei sono scappati, due hanno rischiato di morire bruciati e si sono salvati anche per l’intervento di un passante, ma uno di loro poche ore dopo è di nuovo lì, su un giaciglio di fortuna, con una gamba malandata, in mezzo all’odore acre del fumo che pervade l’ambiente, accanto a cumuli di immondizia e resti anneriti dal fuoco.

La palazzina che alla mezzanotte di venerdì ha preso fuoco in via Luti è un “buco nero” in mezzo a case rispettabili, a due passi dal centro storico. Rifugio di senza tetto, senza lavoro, senza prospettive se non quella di rubacchiare per tirare a campare.

Ossama è uno di loro. Lo si intravede dalla finestra, fa segno di salire. Lo troviamo steso su un lettino in mezzo a coperte vecchie, una chitarra, vestiti buttati dove capita. Dice di avere sedici anni e di venire dal Marocco. Sul polpaccio destro porta i segni di una recente ferita: è il ragazzo che giovedì sera, in preda ai fumi dell’alcol, si è messo a prendere a calci senza motivo le vetrine di viale Vittorio Veneto e ha rischiato di morire dissanguato quando una vetrina è andata in frantumi.

Non parla quasi una parola di italiano, poco il francese, cerca di farsi capire a gesti e senza preavviso piange silenziosamente grosse lacrime. La sostanza è chiara: non ha un euro, non un tetto fatta eccezione per questa casa-discarica annerita dall’incendio e si arrangia come può. In maniera illegale, quasi certamente.

Alla mezzanotte di venerdì, quando è scoppiato l’incendio, racconta, accanto a lui dormiva un altro ragazzo marocchino. Altri sei nordafricani stavano nelle altre stanze e sono riusciti a scappare quasi subito. Loro due invece sono stati soccorsi prima da un passante e poi dalle ambulanze, dalla polizia e dai vigili del fuoco.

Ossama non sa spiegare per quale motivo ora si trova di nuovo lì, con la gamba gonfia come un pallone. Piange e chiede di andargli a comprare degli antibiotici e magari qualcosa da mangiare. Davanti al portone chiuso con una catena (ma senza lucchetto) c’è una carrozzina che è servita a qualcuno per portarlo lì, ma non è chiaro perché, se è minorenne, ferito, quasi certamente senza permesso di soggiorno e da poco scampato a un incendio, sia stato riportato nel “buco nero” di via Luti. Non è escluso che ci sia tornato da solo perché non sa dove altro andare. Di ragazzi come lui ce ne sono più di quanti si creda a Prato. Sono quelli che, verosimilmente, campano scippando i cinesi della zona. E che negli ultimi tempi hanno iniziato a prenderle dagli stessi cinesi che sono stufi di essere scippati. Ieri sui social qualcuno ha commentato che il passante poteva farsi gli affari suoi anziché salvare quel ragazzo marocchino dalle fiamme. Con questi ragazzi però bisognerà fare i conti, a meno che non si voglia seppellirli nel “buco nero” di via Luti.

Paolo Nencioni

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