Sicurezza
La copertura di amianto è proprio accanto alla scuola
Prato, a rischio i giardini della materna Madonna dell’ulivo dove giocano i bambini: l’odissea di una mamma che da più di un anno chiede controlli
PRATO. L'hanno visto pericolosamente sbriciolarsi e spezzarsi in più punti, soprattutto nell'ultimo anno. Una "bomba ecologica" a due passi dal giardino dove con le belle giornate di primavera si vedono sgambettare i piccoli della scuola materna "Madonna dell'Ulivo".
Sos eternit: a farlo suonare è un gruppo di mamme i cui figli frequentano la piccola scuola di via del Ghirlandaio. Incastonato tra i palazzi, i giardini della chiesetta e lo spazio verde dell'asilo è un vecchio resede di proprietà privata con una copertura in amianto in via di sgretolamento: colpa anche della tromba d'aria che si abbatté su Prato nel marzo 2015.
Qualche settimana dopo ha inizio l'odissea di Cristina Santini, una delle mamme dell'asilo: sua è la decisione di contattare gli organi preposti per chiedere un sopralluogo (Regione e Asl). Mai avrebbe immaginato la giovane donna che si sarebbe infilata in una giungla di pastoie burocratiche. E senza mai venirne a capo.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.13190803:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13190803:1652195471/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«Nell'impossibilità di identificare il proprietario dell'abitazione e parlarci - racconta la mamma - abbiamo provveduto a segnalare questa situazione alle autorità competenti, seguendo le procedure indicate sul web». Alla tastiera Cristina scrive al dipartimento igiene e sanità pubblica dell'Asl 4: la mail riporta la data del 13 maggio 2015. Nessuna risposta.
La mamma non s'arrende, per la salute di suo figlio e quella di altri bambini. A quel punto prova a toccare poteri più alti interpellando l'ex assessore regionale Rita Bramerini, delega all'ambiente. E ci riesce. E' il 21 maggio, vigilia di elezioni regionali. L'ex assessore la rimanda all'Asl di competenza la cui risposta, in effetti, arriva dopo qualche giorno. «Ovvero - racconta Cristina - che avrei dovuto rivolgermi al Comune per una pratica risalente al 2008. Nemmeno prendersi la briga di leggere una mail per bene... ".
A dire la verità, non è la prima volta che fa capolino l'amianto da queste parti: nel 2007 i residenti chiesero un intervento sulla copertura adiacente al fabbricato "incriminato". Ci fu effettivamente un sopralluogo dell'Asl che poi impose al privato la bonifica. Ma questa è un'altra storia. Giugno 2015, la donna riscrive alla segreteria dell'assessorato regionale all'ambiente ma l'ultima lettera cade nel vuoto. E agli inizi di quest'anno Cristina prova inutilmente a telefonare all'Asl.
«Di fatto dalla prima segnalazione è passato più di un anno. Sono finite le elezioni, dalla Regione nemmeno l'ombra di una risposta. Abbiamo cercato di attivare i consiglieri comunali, anche utilizzando i canali di Facebook: niente. A questo punto noi a chi dobbiamo rivolgerci per chiedere la messa in sicurezza della copertura?»
Immersa nel verde, la materna di via del Ghirlandaio sembra il ritratto dell'isola felice, con tanti giochi colorati e il praticello per correre. Ma quando gli occhi si posano sulla voluminosa lamiera poco distante dalla recinzione dell'asilo l'armonia si spezza. «Naturalmente ad Asl e Regione sono state inviate foto, descrizione dell'immobile e sua ubicazione, nonché tutti i riferimenti ai dossier che dimostrano la correlazione tra presenza di amianto e mesotelioma. Qui è un rimpallo continuo: vogliamo un sopralluogo per capire il grado di rischio che corrono i nostri figli».
Le mamme non vorrebbero certo ritrovarsi a suonare ai campanelli dei residenti per scoprire a chi appartiene l'immobile con l'eternit. «Non si può vivere accanto a una bomba ad orologeria. Stiamo esercitando il diritto alla tutela della salute - conclude Cristina - che è disciplinato su base regionale secondo le procedure di codice civile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
