Il Tirreno

Prato

Gli alunni dislessici hanno diritto a un contributo economico

Una sentenza storica per le famiglie con figli con disturbi legati all'apprendimento
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Una sentenza storica per le famiglie con figli con disturbi legati all'apprendimento

A ribadirlo  una sentenza del Tribunale di Prato che ha respinto il ricorso che l'Inps. I ragazzi sotto i 18 anni hanno diritto all'indennità di frequenza per le spese legate alla frequenza di una scuola, pubblica o privata o di un centro specializzato per terapie o riabilitazione

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 PRATO. Gli alunni minori di diciotto anni con diagnosi di disturbi specifici dell'apprendimento come dislessia, discalculia o disgrafia, hanno diritto all'indennità di frequenza, ovvero al riconoscimento di un sostegno economico per le spese legate alla frequenza di una scuola, pubblica o privata o di un centro specializzato per terapie o riabilitazione. A ribadirlo  una sentenza del Tribunale di Prato che ha respinto il ricorso che l'Inps aveva presentato contro la famiglia di un bambino spiegando come "il deficit dell'apprendimento non è singolo ma plurimo e complesso; si tratta infatti non di un semplice deficit di lettura ma di un deficit più grave comprendente anche la scrittura la quale si ripercuote anche in ambito matematico in relazione alla scrittura dei numeri e di linguaggio".
   Gli effetti della sentenza sono stati spiegati oggi, giovedì 24,  a Prato in un incontro pubblico con i genitori dell'alunno. "Avere un sostegno di tipo economico per questi bambini che non sono autonomi nello svolgimento del percorso scolastico deve diventare un diritto al pari degli aiuti che vengono loro offerti a scuola", ha detto la madre dell'alunno.

La diagnosi di Dsa, tuttavia, non ha ricadute solo sulla scuola, ma richiede una presa in carico con percorsi di riabilitazione a spese della famiglia, con un notevole dispendio di denaro che non  coperto dalla legge. "Esiste già una legge che dà un contributo ai minori che sono limitati nella loro autonomia a causa di disturbi di tipo clinico, sull'indennità di frequenza - ha aggiunto Christina Bachmann psicologa e consulente di parte nella causa - Nonostante si tratti di una legge a livello nazionale, i criteri di assegnazione di questo contributo, tuttavia, sembravano variare non solo di regione in regione, ma addirittura di commissione in commissione. Una sentenza, storica, destinata finalmente a fare chiarezza".

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di Redazione web