Il dolore
Si tuffa nel Bisenzio e muore a 39 anni
La polizia sta verificando l’ipotesi che l’uomo fosse inseguito. Identificata e sentita, a tarda sera, la donna che era con lui
PRATO. Dopo una vita randagia, Raffaele stava ancora scappando, ma si è trovato davanti un fiume che è diventato la sua tomba. Raffaele Mingione, 39 anni, originario di Caserta e secondo la polizia senza fissa dimora, è annegato ieri pomeriggio mentre tentava di attraversare a nuoto il Bisenzio all’altezza del Bar Stadio.
Non è ancora chiaro se stesse fuggendo da una minaccia concreta o se la sua fuga sia stata frutto di un malinteso. L’unica cosa certa è che pochi secondi dopo aver dato le prime bracciate, intorno alle 17, è sparito nell’acqua scura ed è riapparso solo un’ora dopo, quando lo hanno ripescato ormai cadavere i sommozzatori dei vigili del fuoco. La tragedia si è consumata sotto gli occhi di numerosi testimoni che hanno seguito dalle spallette le ricerche e il recupero della salma. Un testimone avrebbe detto di averlo visto mentre correva lungo la sponda opposta a quella dello stadio, forse inseguito da due o tre persone, fino a un punto dove l’argine diventa un muro quasi verticale. Lì Raffaele si è buttato in acqua ed è sparito nel giro di pochi secondi.Insieme a lui, sulla sponda, c’era sicuramente una donna (dicono bionda, con una gonna corta)e forse i due o tre uomini che sono stati descritti come inseguitori. La versione della polizia, sulla scorta delle testimonianze raccolte dopo il recupero della salma, è un po’ più cauta. Secondo la Questura non è sicuro che il trentanovenne campano fosse inseguito. C’erano sì altre persone con lui sull’argine del Bisenzio, ma non c’è la certezza che lo abbiano inseguito e, così facendo, indotto ad andare incontro alla morte. In serata gli interrogatori nelle stanze della squadra mobile, condotti dal dirigente Francesco Nannucci, sono andati avanti a lungo e solo oggi si potrà capire con certezza che cosa è successo. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Laura Canovai e al momento non ci sarebbero indagati o ipotesi di reato.
Che cosa ci faceva dunque Raffaele Mingione sulla sponda del Bisenzio? Gli inquirenti non escludono che nel gruppetto circolasse un po’ di droga, anche se il trentanovenne non era conosciuto dalle forze dell’ordine pratesi come uno spacciatore. Aveva invece qualche precedente per reati contro il patrimonio nella sua provincia di origine. Perché dunque avrebbe deciso di buttarsi nell’acqua gelida, completamente vestito, se non minacciato da un pericolo concreto e imminente? L’unica alternativa all’ipotesi dell’inseguimento è che non fosse del tutto lucido. Ma come detto bisognerà aspettare l’esito degli interrogatori per mettere un punto fermo nella drammatica vicenda. Non ci sono conferme ufficiali, ma in Questura potrebbero essere stata portata una o più delle persone che erano insieme alla vittima prima del tragico epilogo del pomeriggio in riva al Bisenzio. Certamente è stata identificata e sentita, nella tarda serata di ieri, la donna bionda che era con lui. Al momento si sa solo che si tratta di una ragazza di Firenze, legata al giro della droga. I testimoni non coinvolti nella vicenda invece sono stati sentiti sul posto e verranno probabilmente risentiti se non saltera fuori una versione verosimile della dinamica.
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