Gioco
Lanificio chiamato a pagare i debiti che il suo terzista aveva nei confronti di una dipendente
Il tribunale di Prato ha sancito con una sentenza che Milior dovrà pagare 125 euro a una operaia dell'azienda a cui si rivolgeva per il controllo qualità delle pezze. Brezzo (Cgil): "Il valore è tutto politico: si sostiene che i lanifici devono garantire la serietà del fornitore cui s'affidano". La posizione del lanificio Milior
PRATO. Non è solo una causa vinta nelle aule di un tribunale. La sentenza dell'11 marzo scorso, firmata dal giudice Carlotta Consani, crea un precedente importante nei rapporti interni alla filiera tessile: stabilisce che se il terzista non salda i suoi lavoratori, a farlo dovrà essere il committente. Almeno per la parte in cui ha lavorato per lui. Una sentenza “pilota" secondo la Filctem-Cgil di Prato che ha assistito legalmente un'ex lavoratrice del Gruppo Tessile Flowers, una rammendina, una sentenza che fa tremare i polsi a tanti lanifici perché fa valere il principio della responsabilità solidale del committente per i debiti del terzista verso i suoi dipendenti.
Il caso. Tutto comincia nel febbraio del 2011 quando una rammendina che in Flowers si occupava del controllo delle pezze per conto di alcuni committenti, tra cui Milior spa, l'azienda condannata, bussa alla porta della Cgil per rivendicare le sue spettanze e intenta una causa di lavoro; il fallimento del Gruppo Flowers è del mese di novembre di quell'anno.
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L'esito. la Milior spa deve ora risarcire la donna «limitatamente ai ratei di tredicesima mensilità maturati da gennaio a giugno 2009.
Un risultato non scontato. La responsabilità solidale, infatti, trova facile applicazione nell'edilizia mentre nel caso delle lavorazioni tessili conto terzi difficilmente si ha a che fare con un unico committente. L'elemento determinante per i giudici è stato riconosciuto nella quantità delle ore utilizzate durante la fase di lavorazione, come recita la sentenza, «in proporzione all'effettivo numero di ore che risultano espressamente indicate come lavorate per il cliente Milior spa». In realtà, si tratta di un risarcimento misero (125 euro) perché nel frattempo la lavoratrice si era rivolta al fondo garanzia dell'Inps per le competenze di fine rapporto, rateo della tredicesima e ferie maturate (per un totale di quasi 2500 euro): rimane però il valore "politico" di questa sentenza che interpreta in modo estensivo la legge Biagi sulla responsabilità solidale calandola nella realtà del sistema pratese con un monito ben preciso per i committenti.
IL CASO/ Il controllo dell' Inps nel pronto moda
Il messaggio politico. Il testo della sentenza mette nero su bianco che non si può "appaltare" fuori una lavorazione solo perché costa meno. «Questa sentenza - sottolinea il segretario della Filctem-Cgil Massimiliano Brezzo - ribadisce ciò che come sindacato andiamo dicendo da anni: ogni committente deve garantire la serietà del fornitore cui s'affida rispetto ai contributi e ai compensi che deve ai dipendenti».
E in effetti la sentenza impone ai lanifici un occhio di riguardo in più nella scelta «di partner contrattuali seri ed economicamente affidabili», come si legge fra le righe, evitando il ricorso alle lavorazioni esterne «al fine di ridurre i costi di organizzazione». E pensare che la difesa del lanificio aveva provato a sollevare una questione di legittimità costituzionale ritenuta infondata dal tribunale di Prato che ha impiegato cinque anni per pronunciare una sentenza di primo grado (l'istruttoria è stata particolarmente complessa). Il punto di valore giuridico. A inchiodare il lanificio, come s'è detto, la quantità di ore spese a rammendare pezze della Milior spa. «Qualcuno ha ritenuto che la norma fosse di difficile applicazione per questo tipo di appalti non essendo possibile individuare la quantità di responsabilità del committente», fa notare il legale della Cgil Alessandro Gattai. Ma il principio contenuto nella Biagi, secondo il sindacato, «avrebbe fatto cessare molte aziende "decotte" che ancora viaggiano».
E l’Inps? Infine, una stoccata all'Inps pratese del segretario della Filctem-Cgil. «Perché quando un'azienda salta l'Inps non va a richiedere i soldi della contribuzione al committente?».
L'OPINIONE/La posizione dei filatori
LA POSIZIONE DELLA MILIOR. «Ricorrere in appello? Vediamo, ne parlerò con il signor Miliotti». Per bocca del direttore generale, non tarda ad arrivare la reazione del lanificio di via Pistoiese condannato a risarcire un'ex rammendina del Gruppo Flowers. «Non eravamo certo l'unico lanificio pratese a rivolgersi al centro rammendo di Montemurlo ma questa esperienza - ammette Alessandro Bresci - ci è servita per compiere un'analisi scrupolosa delle varie lavorazioni che appaltiamo esternamente rivedendo i rapporti con diversi terzisti. Questa sentenza ci fa passare da furbi ma in realtà noi ci sentiamo più vittime che corresponsabili rispetto a un modo di lavorare che come committente denunciamo. Eravamo in buona fede quando ci siamo rivolti al Gruppo Flowers, come del resto altri lanifici pratesi, alcuni più grandi di noi. Ma oggi il Durc (documento di regolarità contributiva, ndr) - conclude il direttore di Milior spa - è una condizione imprescindibile per lavorare con i terzisti all'interno della filiera».
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