Gioco
In fiamme all’alba l’auto del parroco di Reggiana
La Fiat Punto, completamente distrutta, era parcheggiata accanto alla chiesa Don Abramo: «Non ho ricevuto minacce ma questo è un quartiere difficile»
PRATO. Erano da poco passate le 5 di ieri quando i vigili del fuoco sono intervenuti per un incendio di auto. In via delle Magnolie a San Giusto, proprio nella piazzetta interna alla chiesa, una Fiat Punto stava bruciando. Si tratta dell'auto del parroco, di origine indiana, della chiesa di Sant'Antonio da Padova a Reggiana, don Abramo Vettuparampill. Sono in corso accertamenti sulle cause delle incendio anche se i dubbi che si tratti di un incendio doloso sono pochissimi. L'auto era parcheggiata dalla sera precedente nello spazio interno alla chiesa, sotto una tettoia. «E' la mia auto personale, una vecchia Punto del 2003 che io parcheggio sempre vicino alla chiesa e alla canonica», ha spiegato don Abramo. «E' stato un parrocchiano che abita qui vicino - ha aggiunto - a dare l'allarme. E' stato svegliato dal rumore: io sono uscito che c'erano già i vigili del fuoco. L'auto è andata completamente distrutta». Don Abramo ha gli occhi velati di lacrime quando guarda la sua auto acquistata con fatica in una parrocchia "povera" dove c'è molto da fare e dove qui, il parroco, è un pastore. E' colui che tende la mano e che non riceve offerte ma che spesso è nelle condizioni di dover aiutare famiglie in difficoltà. La situazione nel quartiere negli anni è migliorata, spiegano i residenti, ma i problemi ci sono ancora. E anche se ormai non siamo più in quello che era considerato il Bronx di Prato dove fu costruito il grosso delle case popolari siamo sempre in una zona dove i disagi e la criminalità non mancano. Bruciare le auto ai parroci non è una novità. Anni indietro due volte fu incendiata l'auto al prete, ora scomparso, don Pivetta, come ricorda proprio don Abramo mentre don Giampiero Fabbretti, qui prima di don Vettuparampill, aveva avuto richieste pesanti di denaro. «Non ho mai avuto minacce - spiega don Abramo - né ritengo ci siano persone che possano avercela direttamente con me. Forse ce l'hanno con la chiesa, che è qui al centro e che è "rifugio" per tante persone del quartiere. Questa non è una bella zona. Ci sono spacciatori. Gli anziani hanno paura a girare da soli quando cala il sole anche prima dell'ora di cena. A novembre i ladri erano già entrati in chiesa, spaccando le porte anche della canonica per rubare pochi spiccioli».
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