Il Tirreno

Prato

Mercato del lavoro, la “ripresina” c’è

Cristina Orsini
Un'operaia tessile al lavoro (foto Batavia)
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Un'operaia tessile al lavoro (foto Batavia)

Prato, il report 2015 di Provincia e Fil, diminuisce la forbice tra avviamenti e cessazioni, aumentano i contratti a tempo indeterminato

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PRATO. Mercato del lavoro 2015, è pronto il report su avviamenti e cessazioni dell'intero anno. Ieri lo hanno presentato a palazzo Buonamici il presidente della Provincia Matteo Biffoni, l'amministratore unico della Fil Riccardo Narducci insieme a Paolo Sambo e Saverio Langianni che hanno realizzato il report sui rapporti di lavoro dipendente. Il saldo fra avviamenti e cessazioni del 2015 a Prato è lievemente negativo (-822), con una decisa sterzata rispetto al 2014 quando il saldo era a -2.138 e al 2013 quando aveva superato i -7.600.

"Qualcosa si sta muovendo nel mercato del lavoro pratese. Ci sono segnali positivi per i contratti e anche per il manifatturiero - ha detto Biffoni - Se l'uscita dalla crisi decollerà probabilmente Prato sarà fra le ultime ad agganciarla, ma dobbiamo continuare a lavorare per consolidare questi risultati. L'anno prossimo potrebbe essere quello della svolta". Narducci, e anche Langianni e Sambo, hanno parlato di dati interessanti, sostanzialmente positivi. "Il Centro per l'impiego incrementa la propria attività e media ormai il 18% degli avviamenti e dei tirocini realizzati dalle aziende della provincia. Un risultato eccellente".

Avviamenti e cessazioni. Nel 2015 aumentano i flussi delle comunicazioni obbligatorie con +2.537 avviamenti (+5,8%) e +1.219 cessazioni (+2,6%) rispetto al 2014. Significa che il mercato del lavoro è più vivace. I maschi (che rappresentano il 51% degli avviamenti totali) fanno segnare un saldo pari a -417, le femmine riportano un -405. Nel 2015 le persone avviate sono state 36.478 (46.857 contratti, 1,28 a persona), le aziende che hanno effettuato almeno un avviamento 9.778 (2,43 per azienda). Le imprese che hanno assunto o attivato un tirocinio attraverso il Centro per l'Impiego di Prato sono state pari al 18% del totale delle imprese che hanno attivato avviamenti al lavoro.

Tipi di contratto. I tempi indeterminati passano dal 47% del 2014 al 54% del 2015, con una crescita notevole, anche per effetto dei vari tipi di incentivazione (Jobs Act, Legge di Stabilità, etc). I tempi determinati calano invece dal 46% al 40%. Continua ad andar male l'apprendistato (2%, per un saldo negativo pari a -786 unità). I contratti a tempo indeterminato aumentano in misura significativa anche come numeri assoluti: +20% nel 2015 rispetto al 2014, oltre quattromila contratti in più (+4.345), per un saldo tra avviamenti e cessazioni pari a +3.811 (+421 nel 2014). I contratti derivano sia da trasformazioni dei tempi determinati (tra gli italiani avviati a tempo indeterminato, almeno il 30% proviene da precedenti tempi determinati) sia da attivazioni nuove.

Nel comparto manifatturiero si registra un incremento degli avviamenti a tempo indeterminato pari al 9,2%. Rispetto al 2014 gli avviamenti con contratti a tempo indeterminato di lavoratori italiani raddoppiano, passando da 3.679 a 7.364; i tempi indeterminati sono in aumento anche per gli stranieri non europei (+633) e per i comunitari (+193), mentre diminuiscono leggermente come numero per i cinesi (-166). Tra i cinesi i contratti a tempo indeterminato continuano comunque a rappresentare la quasi totalità degli avviamenti (il 96%), ma la durata media dei contratti rimane bassa (solo il 22% dei contratti cessati nel 2015 aveva una durata superiore a un anno) e l'87% dei contratti a tempo indeterminato dei lavoratori cinesi si interrompe per dimissioni del lavoratore. Tra gli italiani invece la percentuale di interruzione dei contratti a tempo indeterminato per dimissioni è il 45% (comunque alta), i licenziamenti rappresentano il 28,7% e i pensionamenti il 7,9%.

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