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Il Prato cambia padrone, la trattativa non è un bluff

di Paolo Nencioni
Il Prato cambia padrone, la trattativa non è un bluff

Il trust dei tifosi confida di chiudere l’accordo con Toccafondi entro metà aprile. La proprietà per il momento tace, ma l’intesa con Orgoglio Pratese si può fare

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PRATO. Stai a vedere che è davvero la volta buona. Se lo sono detti in tanti, giovedì sera, ascoltando le parole di Mirko Cecconi, portavoce di Orgoglio Pratese, mentre annunciava la “scalata” al Prato calcio, cioè il progetto di acquistare il 51% delle azioni della società scalzando dopo 36 anni la famiglia Toccafondi, la più longeva alla guida di una società del calcio professionistico. Il “trust” dei tifosi ai quali gli stessi Toccafondi avevano già ceduto il 5% delle quote ora pensa in grande e sì, probabilmente è la volta buona.

Una cosa impensabile fino a pochi mesi fa potrebbe diventare realtà nel giro di qualche settimana, addirittura entro la metà di aprile secondo i calcoli di Orgoglio Pratese.

La svolta non è tanto nella volontà di qualcuno di prendere il controllo del Prato, quanto nel nuovo atteggiamento di chi il Prato lo ha gestito fin dal 1980, vincendo poco o nulla ma tenendo il conto economico in ordine. La novità è proprio questa: la famiglia Toccafondi è disposta a fare un passo indietro e dunque c’è chi vuole farne uno avanti. Era la condizione indispensabile perché qualcosa si muovesse.

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Chi poi ci metterà i soldi ancora non è del tutto chiaro. Si sta parlando di una forma di azionariato popolare capeggiata da Orgoglio Pratese e in prima fila ci sono gli sponsor che già sono impegnati a finanziare il Prato in questa stagione, dunque le decine di aziende che fanno parte del marchio Cardato Riciclato (un migliaio di euro a testa) e quelle che si riconoscono in Prato Feels (con un impegno finanziario maggiore, non quantificato).

È chiaro che questo tipo di cifre non basta. L’attuale gestione prevede un monte ingaggi di 700.000 euro, altrettanti per le spese e circa 200.000 euro per la scuola calcio. Ma il progetto di Orgoglio Pratese è un po’ più ambizioso e dunque si tratta di trovare altre risorse, diciamo per arrivare a un paio di milioni.

«Aspettiamo questa benedetta firma e poi cominciamo a raccogliere risorse per fare un campionato migliore di quello che è stato fatto finora» spiega Mirko Cecconi. La “benedetta firma” è quella che il presidente Paolo Toccafondi potrebbe mettere entro la metà di aprile su un preliminare di vendita, che poi sarebbe perfezionato ai primi di giugno. «Abbiamo già fatto alcuni incontri esplorativi con la proprietà - aggiunge Cecconi - e c’è ampia disponibilità a parlarne».

Secondo Orgoglio Pratese, di fatto la famiglia Toccafondi cederà il Prato per 0 euro, nel senso che se avanza un euro alla chiusura del bilancio lo prende l’attuale proprietà, oppure ce lo mette se manca. Attualmente il Prato è per l’84% della società di Paolo Toccafondi e della sorella, per l’1% dello stesso presidente, per il 10% di Franco Tocci e per il 5% di Orgoglio Pratese.

Nel caso l’operazione vada in porto, il trust dei tifosi si affiderebbe a un “professionista del calcio” per fare il presidente, di cui non si fa il nome (ci sono due contatti). «Siamo tutte persone che fanno altro e continueremo a fare altro» riassume Cecconi. Dunque si profila l’arrivo di un “papa straniero” che farà il presidente e avvierà la nuova gestione del Prato.

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L’unica incognita è che la famiglia Toccafondi ci ripensi, che dia ragione a chi, anni fa, amava definire il Prato come la “Toccafondese”, ma sembra che quei tempi siamo definitivamente tramontati. Soprattutto da quando Andrea Toccafondi, padre di Paolo, si è defilato. Tocca al figlio, che al momento preferisce non commentare gli sviluppi, gestire la delicata fase di transizione. Se la cessione andrà in porto, Toccafondi conserverebbe il 39% della società e potrebbe comunque dire la sua.

Al momento c’è un rischio e un’opportunità. Il rischio è che i nuovi padroni del Prato non abbiano le risorse sufficienti per rilanciarlo (e si vedrà presto se è così); l’opportunità è costituita dai tanti tifosi potenziali che da tempo si sono allontanati dal Lungobisenzio e che potrebbero tornare se capiranno che non si tratta soltanto di lottare per una salvezza in serie C.

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