Il Tirreno

Prato

Gli amici raccontano l’agguato: un botto, e c’era “Collo” a terra

di Giulia Catarzi
Gli amici di Francesco in occasione dell'ultimo compleanno di "Collo"
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Gli amici di Francesco in occasione dell'ultimo compleanno di "Collo"

Sparatoria al circolo di San Piero a Ponti: «Pensavamo a un petardo e invece abbiamo visto Viggiano con la pistola» I ragazzi sono fuggiti all’esterno e quando sono rientrati il loro amico era in una pozza di sangue

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PRATO. Un ragazzo buono, di quelli che quando hai bisogno ci sono sempre, anche senza chiederglielo. E' così che gli amici di Francesco Collini ricordano il loro "Collo" tra una lacrima di dispiacere, l'ennesima versata negli ultimi giorni, e un sorriso nel ricordare quante ne hanno passate insieme prima di quella tragica sera. Una sera impossibile da dimenticare, che ha segnato drasticamente il destino di Francesco, ma anche il loro.

«Erano circa le 23.15 - racconta Giada Greggio - io e le mie amiche eravamo sedute nella sala del Circolo (il Racchio di San Piero a Ponti, ndr) dove ci ritroviamo ogni sera, Francesco era in piedi vicino a me, a meno di un metro. Non ricordo quello di cui stavamo parlando, ma era una serata come tante, spensierata. All'improvviso ho sentito un'esplosione e ho visto del fumo: sul momento ho pensato che fosse una bravata di qualcuno, che avessero fatto esplodere un petardo».

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Mai gli amici di Francesco avrebbero immaginato che stesse accadendo quello che poi, in pochi secondi, sono stati costretti a realizzare.

«Dopo il primo sparo - continua Giada - ho alzato gli occhi e ho visto Viggiano con la pistola, ma non potevo credere fosse un'arma vera e propria. E' stata una frazione di secondo, poi sono seguiti gli altri colpi, ho visto Francesco a terra. Abbiamo iniziato ad urlare e a fuggire, ma anche quando ci siamo trovati tutti fuori dal circolo, in attesa dell'ambulanza, non pensavamo potesse trattarsi di un qualcosa di tanto grave». Un qualcosa con cui gli amici del Collo hanno dovuto presto fare i conti, non appena arrivati all'ospedale di Careggi.

Non conoscono i motivi, se anche ci fossero di questa tragedia, e comunque per loro non sono fondamentali. Ora c’è il loro amico in quel letto di ospedale, ancora in lotta tra la vita e la morte. Le sue condizioni sono stabili, ma c'è un progresso incoraggiante: adesso Francesco riesce a respirare anche da solo, pur se con l'aiuto delle macchine. I medici valuteranno l'evoluzione delle sue condizioni nei prosismi giorni, in attesa di decidere un altro passaggio delicato e importante: l'intervento chirurgico per la rimozione del proiettile dalla testa.

«Quella sera io non ero al Circolo - racconta Giulia Natale - non appena saputo dell'accaduto mi sono precipitata all'ospedale. E' stata dura fare i conti con la realtà, è un qualcosa che non avremmo mai potuto immaginare».

Giulia, Giada, ma anche tutti gli altri amici di Francesco, i compagni di squadra del Mezzana e gli ex delle Piagge non lo abbandonano un istante, il Collo. Notte e giorno, quella fredda stanza di ospedale si riscalda con la loro presenza costante, instancabile, forte come quel legame che nessuna arma potrà mai spezzare. Striscioni, foto, lettere, la maglia di Francesco Flachi, una fascia da capitano: oggetti apparentemente come tanti, ma che a fianco di quel letto d'ospedale sono il simbolo di un affetto indissolubile.

«Ore 3 - scrive su Facebook Claudio Gambineri - colei che ha creato il nostro caro amico Francesco si sveglia nel bel mezzo della notte. Non sapendo che noi eravamo in sala d'attesa apre la porta per uscire e... non mi sono mai sentito così soddisfatto di un solo gesto. Vederti sorridere in un momento come questo è una cosa che non ha prezzo: mi vede sveglio e sorridendo si avvicina verso di me dicendomi "Ma che cosa ci fate a quest'ora qui?”. Mai vi lasceremo soli. Finché c'è speranza staremo qui davanti. Forza pennellone c'è una città che ti aspetta a braccia aperte».

Braccia che hanno voglia di stringere ancora quel ragazzo determinato, ma sempre presente. Un amico insostituibile.

«Se potesse sentirci, vorremo dire a Francesco di non mollare, perché noi lo stiamo aspettando, giorno e notte - concludono con un velo di emozione Giulia e Giada - nel frattempo vogliamo essere vicini ai suoi genitori Filippo e Daniela, con noi non saranno mai soli. Questo glielo promettiamo».

 

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