Il Tirreno

Prato

Maestra e preside sotto processo per l'alunno in castigo

di Paolo Nencioni
Il Convitto nazionale Cicognini
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Il Convitto nazionale Cicognini

L'insegnante già in servizio al Convitto Cicognini è accusata di abuso dei mezzi di correzione, la dirigente di non aver segnalato il presunto reato

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PRATO. È iniziato in Tribunale, davanti al giudice monocratico Carmen Napolitano, il processo nei confronti di una maestra e della ex dirigente scolastica del Convitto nazionale Cicognini, Maria Jose Manfré. La prima è accusata di abuso dei mezzi di correzione, la seconda di non aver segnalato il presunto reato. I fatti risalgono al 2011, quando un alunno della scuola elementare del Convitto raccontò ai genitori di essere stato messo in punizione dietro la cattedra dalla maestra che lo accusava di aver dato fastidio a una compagna di classe. I genitori la sera stessa lo portarono all’ospedale Meyer e di lì è nato il procedimento. In aula sono stati sentiti i genitori, che hanno confermato il racconto del figlio, l’ex dirigente scolastica e la sua vice dell’epoca, oltre al padre di un altro bambino. Diverse le versioni dell’accaduto: secondo una di queste il bambino fu strattonato dalla maestra, secondo un’altra sbattuto contro il muro. Il giudice ha poi rinviato al mese di novembre.

La maestra imputata, difesa da Antonio Simoncelli e ora in servizio in un'altra scuola, quel giorno faceva supplenza in una classe non sua e ha sempre negato di aver esagerato con quell'alunno. Si è giustificata spiegando di aver allontanato il bambino perché dava fastidio a una compagna, insieme ad altri alunni. Il giorno dopo tornò la maestra titolare, ma la vicenda del bambino era già finita sulle cronache locali (i genitori negano di aver parlato coi giornali) e furono gli alunni a segnalarlo alla maestra. Questa per tutta risposta avrebbe fatto scrivere un tema agli alunni su quello che era successo il giorno prima, prendendo spunto da una fiaba. In quei temi i bambini hanno di fatto dato la loro versione dei fatti e i componimenti sono stati acquisiti dal giudice, nonostante il parere contrario della difesa, che avrebbe preferito raccogliere le testimonianze in modalità protetta.

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