Attenzione
La pasticceria Betti lascia il centro storico
Prato, l’affitto è troppo alto e ormai in questa via non ci passa più nessuno». La scelta dei titolari è quella di traslocare, in estate, in via Bologna
PRATO. Con le sue succulente colazioni ha deliziato almeno tre generazioni di pratesi in centro, quel centro storico che ora si accingono a salutare. Un addio a malincuore per quello che, dopo 70 anni, sarà uno spostamento a pochi chilometri; in ogni caso, un altro pezzo di storia (e di cuore) che se ne va dal centro. Stavolta tocca all'Antica Pasticceria Betti fare le valigie, probabilmente a cavallo dell'estate: Davide Ghelardi e Chiara Salimbeni, marito e moglie che dal 2001 mandano avanti la storica pasticceria fondata nel 1946 da Nandino Betti (padre dello scrittore Rodolfo), si trasferiranno in un grande fondo in una zona semicentrale a Nord di Prato, dove pullulano tanti servizi e negozi. Sono quelli che mancano nella zona del Serraglio. Il legame con la città dentro le mura ha fatto così la storia del "Betti", una storia che per Chiara e Davide è punteggiata di tanti "dolci" ricordi. Uniti nella vita e nel lavoro (si sono innamorati sui banchi dell'istituto alberghiero): lui pasticcere della "vecchia scuola", quella che privilegia l'artigianialità e la qualità delle materie prime, lei pasticcera e cuoca col pallino dei piatti vegetariani e vegani.
«Ma questo centro non è più commercialmente fruibile, siamo in mezzo al nulla - lamenta la coppia di pasticceri - Dove va una famiglia a passeggio coi figli? Magari in piazza della Carceri o in corso Mazzoni, mica in via del Serraglio dove è tutto un susseguirsi di serrande abbassate e di auto parcheggiate». Proprio all'angolo tra via del Vergaio e via Guizzelmi spunta l'occhio del varco elettronico. «La gente non viene - dicono i coniugi Ghelardi - anche per paura di prendere multe: sotto le feste di Natale i clienti ci chiedevano di portare le confezioni a casa perché non avevano voglia di venire in centro. Per non parlare di come questa zona sia finita sotto i riflettori nazionali per i problemi di spaccio e degrado...».
Ma ai due pasticceri non piace piangersi addosso. «Ma per non morire dobbiamo spostarci in una location meno onerosa dal punto di vista del prezzo d'affitto - prosegue la coppia - A Prato i proprietari che affittano in centro credono di essere a Firenze. Qui dentro abbiamo sostenuto alcuni investimenti importanti per lavori alla struttura ma di ridurre il canone di locazione non se ne parla».
La desertificazione dell'area commerciale intorno al Serraglio sarebbe maturata, a detta dei titolari del "Betti", all'indomani della chiusura della libreria "Mondadori" e di altri negozi importanti in zona come "Piumi" e "Swarovski" senza contare il trasferimento del vecchio ospedale intorno a cui gravitavano persone. Ma Davide e Chiara devono anche farsi i conti in tasca per pagare gli stipendi ai dipendenti e l'affitto. E quei conti ora non tornano più.
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