Attenzione
Tasse e canoni d’affitto troppi alti
L’opinione di chi lavora in centro: «La ristorazione va bene, ma non si vive solo di quello»
PRATO. In alcuni casi dietro la chiusura di un negozio ci sono motivi personali. Ma in altri a detta di tre commercianti che hanno alle spalle parecchi anni di attività la risposta sta nella crisi, nelle tasse troppe alte e nei costi elevati dei canoni di affitto dei fondi commerciali. Patrizia Ferraboschi, Mauro Casi e Marco Chiani portano avanti le loro attività da parecchio tempo e sanno bene quali possono essere le cause di chi chiude bottega. Per Chiani del negozio "Arturo" in via del Pesce il primo problema è quello economico dal quale Prato non ne è esente.
«Il centro storico soffre - dice - manca la clientela e meno gente viene più c'è la possibilità che un negozio chiuda. Vedo che funziona il settore della ristorazione ma non si può vivere solo di quello. Se mi affaccio dal mio negozio, sul lato opposto, trovo tutte le saracinesche chiuse».
L'invito di Patrizia Ferraboschi del Pastificio Ferraboschi di via Tintori è quello di vivere il centro, anzi di abitarci. «Abitare in centro è bello - sostiene - è come inserirsi in un tessuto familiare. Se un centro non viene vissuto muore». La commerciante passa poi ad analizzare il capitolo costi degli affitti dei negozi: «Se i proprietari dei fondi chiedono cifre troppo esose - racconta - è chiaro che quanti vogliono avviare un'attività non ce la fanno e gettano la spugna ancor prima di iniziare. Il centro ha bisogno di negozi e non dimentichiamoci l'effetto domino che producono quando iniziano a chiudere più attività una dietro l'altra. Tenere aperta un'attività comporta dei costi e questo va valutato - prosegue Ferraboschi - Cambia la fermata di un autobus e la cosa può comportare un calo di clienti. Quando qualche anno fa poco distante da via Tintori ha chiuso l'Asl, ad esempio, ne abbiamo risentito». Mauro Casi di "Stop mode" di via del Serraglio gestisce il negozio da 43 anni, tanto che è stato insignito pure del titolo di maestro del commercio. «Le tasse - spiega - sono veramente alte. Io porto avanti il negozio con mia moglie e mia figlia, avessi una commessa non saprei come fare. Vado avanti perché la mia attività è a conduzione familiare, diversamente sarebbe dura». (a.b.)
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