Il Tirreno

Prato

Money transfer: al via il maxiprocesso sul riciclaggio di denaro

Cominciato il maxiprocesso sul riciclaggio di denaro attraverso i money transfer
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Cominciato il maxiprocesso sul riciclaggio di denaro attraverso i money transfer

Sono imputate 298 persone, quasi tutte di origine orientale, e la Bank of China chiamata a rispondere ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa

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FIRENZE.  È un processo nato quasi morto quello iniziato davanti al giudice dell’udienza preliminare di Firenze Anna Liguori nei confronti di 298 imputati a vario titolo per riciclaggio, reati fiscali e appropriazione indebita. Si tratta dell’esito giudiziario di tre distinte operazioni della Direzione distrettuale antimafia (coordinate all’inizio da Pietro Suchan) e della guardia di finanza sull’enorme flusso di denaro inviato in Cina dagli imprenditori cinesi di Prato e di altre province italiane tra il 2006 e il 2010: circa cinque miliardi di euro tramite micro-trasferimenti passati dai money transfer per non lasciare traccia. Gli imputati sono accusati di riciclaggio, in alcuni casi con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa, perché il denaro era frutto dello sfruttamento della manodopera clandestina e dell’evasione fiscale.

E' durato oltre un'ora l'appello per l'udienza preliminare del maxi processo per riciclaggio. Imputate 298 persone, quasi tutti di origine orientale e la Bank of China chiamata a rispondere ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa. Secondo l'inchiesta condotta dalla Guardia di finanza circa 5 miliardi di euro sarebbero sfuggiti al fisco e alla normativa dell'antiriciclaggio grazie ai trasferimenti effettuati in Cina attraverso il canale dei "money transfer".

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La banca cinese è chiamata a rispondere sulla responsabilità amministrativa perché secondo l'accusa non avrebbe segnalato le operazioni sospette: imputati sono anche quattro suoi dirigenti, all'epoca dei fatti della succursale di Milano per l'Italia. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall'associazione a delinquere al riciclaggio, dal trasferimento illecito all'estero di denaro all'evasione fiscale. Una ventina di imputati hanno anche l'aggravante di mafia. In aula oltre ai difensori sono presenti anche una cinquantina di imputati.

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Sono state numerosissime le eccezioni presentate dai difensori dei 299 imputati, la maggior parte delle quali per errata notifica agli imputati o agli stessi legali. L'avvocatura dello Stato, tramite il legale Piercarlo Pirollo, ha presentato la richiesta di costituzione di parte civile per il ministero dell'economia e delle finanze, per l'agenzia delle entrate e per l'agenzia delle Dogane. Il gup Anna Liguori, prima di una sospensione dell'udienza per concedere al pm Giulio Monferini di replicare sulle eccezioni, ha comunicato le date delle prossime udienze che si svolgeranno il 6 e il 20 aprile, il 4 e 18 maggio, il 7 e 15 giugno e il 13 luglio. In caso di necessità è già stata fissata anche un'udienza dopo l'estate per il 7 settembre.

Durante le indagini la Guardia di finanza aveva perquisito una ventina di money transfer in Toscana, Lombardia, Lazio, Veneto e Campania. Il denaro trasferito in oriente, secondo l'accusa, era frutto della vendita a nero di prodotti tessili, di borse e oggetti in pelle, e dei guadagni derivanti dalla gestione di pasticcerie e ristoranti. Vennero anche sequestrati vari beni tra i quali 52 imprese gestite da cinesi, 22 appartamenti, 4 negozi e un centinaio di autovetture oltre a numerosi conti correnti. Tra i casi più eclatanti accertati dalle Fiamme gialle, quelli di sei imprenditori cinesi che pur non avendo mai presentato una dichiarazione dei redditi avrebbero trasferito all'estero oltre 6 milioni di euro.

L'importo complessivo che sarebbe stato trasferito in Cina attraverso money transfer, tra ottobre 2006 e giugno 2010, supererebbe i 5 miliardi di euro, e non 4 come fino a oggi era emerso. E' quanto emerge dalla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall'Avvocatura dello Stato per il Mef, l'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Dogane presentata oggi dall'avvocato Piercarlo Pirollo al gup del tribunale di Firenze, Anna Liguori. Di questi quasi 2,2 miliardi, secondo l'accusa, sarebbero arrivati in Cina tramite il circuito bancario di Bank of China, anch'essa coinvolta nel procedimento e chiamata a rispondere ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa.

In particolare la banca avrebbe favorito l'attività di riciclaggio "a fronte di ingenti commissioni", 758.229,22 euro.
Secondo quanto si apprende i quattro funzionari "apicali" di Bank of China della succursale di Milano, ai quali la procura di Firenze contesta la violazione degli obblighi della normativa antiriciclaggio, per aver omesso di segnalare pi rilevanti operazioni sospette, "e aver così consentito l'ingente trasferimento di denaro all'estero e il perfezionamento del disegno criminoso", lavorano ancora per l'istituto cinese.

Oltre alle accuse di riciclaggio e di reati di natura valutaria, alcuni dei 298 imputati comparsi stamani davanti al gup del tribunale di Firenze Anna Liguori sono accusati, a vario titolo, di numerosi altri reati. Secondo quanto risulta dalla richiesta di costituzione di parte civile, tra questi ci sono: immigrazione clandestina, favoreggiamento dell'ingresso e del trattenimento illegale e successivo sfruttamento di cittadini cinesi in stato di clandestinità, reati di contraffazione e di frode in commercio, vendita di prodotti industriali con segno mendaci in violazione delle norme sulla sicurezza dei prodotti sul made in Italy, sfruttamento di prostituzione, gioco d'azzardo, ricettazione e appropriazione indebita.

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