Sicurezza
Comune, via libera all’housing sociale
La presidente della Fondazione Fabia Romagnoli incontra l’assessore Barberis e apre all’investimento
PRATO. E se da un lato la Fondazione Cassa di Risparmio è decisa ad adottare una linea severa nei confronti della Popolare di Vicenza, dall’altro apre alla città. E su un argomento “forte”: l’housing sociale, ovvero la nuova formula - attraverso fondi immobiliari - attraverso la quale costruire alloggi ad affitto calmierato per quell’ampia fascia di cittadini che fanno fatica a sostenere i prezzi di mercato o addirittura ne sono schiacciati.
Lunedì sera in Comune la presidente Fabia Romagnoli, accompagnata dall’architetto e componente del comitato di indirizzo della Fondazione Lugi Scrima, hanno incontrato, tra gli altri, l’assessore all’urbanistica Valerio Barberis per discutere del coinvolgimento della Fondazione in un progetto, appunto, di housing sociale. In pratica, il Comune ha chiesto la disponibilità della Fondazione a investire sul settore e la risposta non è stata negativa. Ovviamente si è trattato di contatti preliminari a conclusione dei quali, però, una strada comunque è stata individuata. «Il nostro unico obiettivo - afferma Barberis - è quello di costruire case per le tante persone che non ce l’hanno e le polemiche rischiano solo di compromettere un investimento del quale Prato ha invece urgente bisogno». Riferimento non casuale, quello di Barberis, a una levata di scudi contro quella che era poco più di un’idea: costruire, attraverso i fondi dell’housing sociale, un complesso molto articolato di case ad affitto calmierato e non solo a Capezzana. Quello che ha fatto insorgere i residenti è stata la portata dell’intervento e il “no” deciso è arrivato, in particolare, su un edificio di una quindicina di piani. Il fatto è che il “palazzone” era contenuto in una tesi di laurea - il riferimento era il complesso pluripremiato realizzato dallo studio di architettura fiorentino Rossiprodi in via Cenni a Milano - e non è mai diventato un progetto. Chiuso il capitolo della “colata di cemento” a ridosso della Declassata (idea, per la verità, che non convinceva nemmeno la Fondazione) con riunioni sul territorio e confronto tra cittadini e istituzioni, il Comune ora sta cercando investitori. Sì, perché il fondo di investimento immobiliare toscano (Fht), nel quale la Regione ha già messo dieci milioni di euro, prevede - come vuole la normativa nazionale sull’housing - che una parte del capitale necessario, tra il 70 e 80%, venga garantito da Cassa deposito e prestiti (finanziata dal governo con 10 miliardi) e un’altra parte, tra il 20 e il 30%, provenga da investitori istituzionali del territorio: fondazioni, appunto o amministrazioni pubbliche. E se il Comune di Prato non ha deciso se partecipare con una quota al fondo, è però in corso un riflessione sulla possibilità di conferire aree edificabili.(c.o.)
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