Il Tirreno

Prato

Un nuovo virus blocca le donazioni di sangue

I donatori di Avis e Fratres in questi giorni stanno ricevendo mail e telefonate Sospesi i prelievi per chi è stato in America Latina e Centrale: colpa del Chagas

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PRATO. Dall’America latina e centrale un nuovo pericolo per la salute: dopo la zanzara Zika, il Chagas virus. I donatori di Avis e Fratres in questi giorni stanno ricevendo mail e telefonate in cui si comunica che «per il momento non si possono accettare le donazioni di chi, nell'arco della vita,  ha soggiornato in America Centrale e del Sud. La sospensione sarà attiva fino a quando,  a breve, verranno attivati i test virologici».

L'allarme è partito dal centro trasfusionale regionale in seguito all’entrata in vigore del decreto per le norme della donazione del sangue, in realtà datato 28 novembre 2015, in cui si chiede di effettuare test virologici per il Chagas la cui incubazione può durare anche 20 anni.

Il centro trasfusionale regionale sta lavorando per attivare i test, ma in attesa di capire le modalità tutti i donatori che, durante la vita, si sono recati in sud e centro America sono sospesi dalle donazioni.

Ovviamente chiunque è stato oltreoceano dovrà farsi controllare.

I rischi di contagio sono bassi, ma comunque in Europa e in Italia si sono già verificati casi di malattie provocate dal parassita, una sorta di zecca, che vive nel legno marcio e soprattutto nelle zone rurali. Dove la malattia è molto diffusa, la trasmissione avviene mediante un insetto, le cimici Triatomin che succhiano il sangue e si infettano mordendo un animale o una persona infetta. Vivono nelle case costruite con materiali come il fango, i mattoni, la paglia e con i tetti di foglie di palma. Durante il giorno si nascondono nelle fessure delle pareti e dei tetti, mentre la notte, quando gli abitanti dormono, escono allo scoperto.

Il contagio, inoltre, può avvenire tramite il consumo di alimenti crudi contaminati con le feci delle cimici infette, la trasmissione dalla gestante al bambino, la trasfusione di sangue e il trapianto di organi.

I sintomi nella fase acuta sono febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa, eruzioni cutanee, diminuzione dell’appetito, diarrea e vomito, in quella cronica complicazioni cardiache e all’apparato digerente.

«Questa procedura prevista dal decreto – spiega Alberto Livi, dirigente dell’Avis di Prato – sta creando grossi problemi di approvvigionamento. Molti dei nostri donatori, nell’arco della loro vita, sono andati in sud e centro America. A differenza di quanto avviene per la puntura della zanzara Zika, dopo 28 giorni dal viaggio se negativi si può tornare a donare, in questo caso i tempi sono legati alla possibilità di fare il test. Soltanto quando la procedura partirà potremo riammettere alla donazione chi ha avuto un risultato negativo. Nell’attesa rimaniamo bloccati».

Tra i criteri da definire anche i costi e le modalità con cui verranno fatti gli esami del sangue.

Alessandra Agrati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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