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Prato

I timori del volontariato per la riduzione dei fondi

I timori del volontariato per la riduzione dei fondi

Presentato lo studio realizzato dall’Università di Pisa per conto del Cesvot A Prato attive 191 associazioni, il settore prevalente è quello sociale

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PRATO. «Uno studio utile e necessario». Così il vice sindaco del Comune di Prato Simone Faggi ha definito la ricerca "Oltre la crisi. Identità e bisogni del volontariato in Toscana" la più ampia mai condotta sul volontariato toscano e realizzata dall'Università di Pisa per conto del Cesvot. Un testo che sabato scorso è stato oggetto di un confronto aperto con associazioni, cittadini e volontari nella sede della delegazione di Prato del Centro servizi alla presenza del professor Andrea Salvini, coordinatore della ricerca che tocca tutte le province. «L'amministrazione comunale è consapevole delle trasformazioni in atto e delle minori risorse - ha aggiunto Faggi - e questo è uno strumento che ci permette di partire dai bisogni effettivi e dalle realtà esistenti. Siamo consapevoli dell'esigenza di una forte responsabilizzazione del cittadino e dell'associazionismo perché in tempi di crisi e di tagli ai bilanci il Comune da solo non può farcela». Una trasformazione che come dimostra la ricerca, svolta da settembre 2014 a febbraio 2015, è ancora in atto: «A soffrire di più sono soprattutto le piccole associazioni - ha commentato Mario Fineschi membro del direttivo del Cesvot di Prato - per questo il centro servizi deve diventare uno spazio in cui le varie realtà possono confrontarsi sui bisogni e individuare insieme delle linee di indirizzo». A Prato ci sono 191 associazioni, la quasi totalità delle quali svolge attività rivolte alla popolazione (tutte le grandi). C'è una prevalenza di associazioni di piccole dimensioni (costituiscono il 65% delle nate negli ultimi cinque anni). Il settore prevalente è il sociale, soprattutto tra le associazioni più giovani (di esse, il 40%). Si registra una certa uniformità tra le modalità di finanziamento, con una tendenza all'autofinanziamento (soprattutto nelle piccole e medie associazioni). La crisi socio-economica genera una diffusa preoccupazione rispetto alla diminuzione di fondi (44,8%; delle medie associazioni il 58,1%). Per migliorare la vita associativa, si chiede di favorire l'accoglienza e il tutoraggio verso i nuovi volontari (32,5%, soprattutto nelle piccole e grandi associazioni), dando ai volontari più riconoscimenti concreti (19%; esigenza percepita in maniera più marcata nelle più giovani). Tra gli altri aspetti da sottolineare anche la necessità di un ricambio generazionale e maggiore partecipazione.

Camilla Bernacchioni

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