Il Tirreno

Prato

Storia di Francesca: «Umiliata e picchiata dal principe azzurro»

di Camilla Bernacchioni
Storia di Francesca: «Umiliata e picchiata dal principe azzurro»

Per tre anni ha vissuto una vita d’inferno col marito poi ha trovato la forza di denunciare e ricominciare a vivere

5 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Nella vita si deve anche saper dare, rimettersi in gioco, se la tua esperienza può servire ad altre ma, mi creda, riaprire quel cassetto fa così male…». E saper dare per chi come Francesca, pratese, il nome è di fantasia, “ha dato” 12 anni della sua vita a qualcuno che l'ha calpestata ogni minuto, non è semplice. Ma vuole farlo, pur con la voce che ogni tanto si interrompe, o si altera ripensando a quel passato di violenza, a tratti sorride sapendo che oggi lei, a 42 anni, con un nuovo marito e quella famiglia felice tanto sognata, la sua storia può raccontarla. Altre non sono state così fortunate. Una storia iniziata come molte altre, con una ragazza di 16 anni con tanti sogni, alla ricerca del principe azzurro.

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13083301:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2016/03/07/news/donne-in-difesa-il-video-girato-a-prato-con-rosaria-aprea-1.13083301]]

Quando ha incontrato il suo primo marito?

«A 16 anni. Allora non abitavo a Prato. E come accade sempre conosci un ragazzo, ti frequenti poi te ne innamori. Per me che non sognavo altro nella vita che una famiglia, dei figli , sembrava di aver trovato il principe azzurro. Mi ha corteggiata molto anche perché abitavamo lontani e non ci vedevamo spesso. Poi ci siamo fidanzati, a 24 anni mi sono sposata e sono venuta a vivere a Prato con lui. Appena arrivati le prime bugie ».

In che senso?

«Per esempio mi disse che non avrei dovuto cercare subito un lavoro invece, tramite una sua parente mi trovò un impiego in una 'fabbrica di cenci' come dite voi qua… e non mi piaceva. Erano quasi tutti uomini, io dimostravo tra l'altro meno anni, non avevo amici, né la mia famiglia vicina, e non davo molta confidenza. Gli operai della fabbrica invece con me scherzavano, mi dicevano 'via una sera ti si porta fuori', insomma cercavano di mettermi a mio agio».

Quando ha capito che suo marito non era l'uomo che credeva?

«Dopo un mese che eravamo sposati. A una cena con i miei colleghi della fabbrica. Il titolare fece l'errore di dire che gli operai scherzavano con me. Dopo la cena mio marito, che aveva bevuto parecchio, ha iniziato a picchiarmi già in auto».

Poi cos'è successo?

«Sono rimasta sotto shock credo per 3 o 4 giorni, non riuscivo a capire cosa fosse successo e perché, non mi rendevo conto. Poi ho ripreso la vita di tutti i giorni perché mi dicevo: 'magari è successo una volta, aveva bevuto', invece ben presto mi sono resa conto che era quella la normalità. Ho iniziato a informarmi per sapere quale fosse la soglia di alcol per esempio, scoprendo che non gli piaceva bere era proprio alcolizzato, e che giocava d'azzardo per questo mancavano sempre i soldi. Sa che in un pomeriggio è riuscito a spendere dieci milioni di vecchie lire? Ho capito che queste persone quando sono partite con la violenza, non smettono anzi decollano. Altro che principe azzurro».

Quanto è durata questa situazione?

«In tutto ho dato a quest'uomo 12 anni della mia vita, ma dal matrimonio ci sono voluti tre anni per liberarmene. Vivevo con questo peso sul cuore perché ai miei genitori che erano lontani non raccontavo nulla. Ti senti in colpa perché loro pensano che tu sia felice invece hai paura di farli soffrire, di deluderli e ti ritrovi da sola. Non avevo nemmeno amici perché la mia vita era casa e lavoro. Così decisi di fare tutti i tentativi possibili con mio marito. Volevo provare fino in fondo a vedere se le cose tornavano come prima, e, mi creda, ho rischiato la vita non una volta sola. Quando la situazione in casa diventava pericolosa chiamavo i Carabinieri e mi dicevano che avevano le mani legate perché non potevano fare molto».

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13054134:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2016/03/03/news/quasi-quattrocento-donne-vittime-di-maltrattamenti-1.13054134]]

Chi l'ha aiutata ad uscirne?

«Posso dire grazie a me stessa, alla Nara il Centro antiviolenza e in particolare a Loredana (Dragoni, coordinatrice del contro ndr) che mi è stata sempre accanto, mi ha sostenuta, tutelata, spronata altrimenti non ce l'avrei fatta.

Ma quello che mi ha fatto decidere è stata la gravidanza: quando sono rimasta incinta di mio marito decisi di abortire perché non volevo mettere al mondo un bambino al quale forse sarebbe stata uccisa la madre e magari anche lui sarebbe stato picchiato. Sono andata a interrompere la gravidanza e quando ho spiegato il motivo l'operatrice della Asl mi consigliò di rivolgermi a La Nara. Da lì è iniziata la mia risalita. Più che abortire cosa poteva succedere di peggio? Dovevo fare qualcosa per me stessa, chiudere quella storia, e così è stato. Di lì a poco ho chiesto la separazione».

Che reazione ha avuto suo marito?

«Ha iniziato a seguirmi, a minacciarmi, ma nel frattempo ero già indipendente economicamente e questo è fondamentale. L'ho denunciato ma poi ho ritirato la denuncia. Quando ho conosciuto il mio attuale marito e il mio ex continuava a seguirmi sono tornata dai Carabinieri, ho raccontato la mia storia e ho detto: se mi ammazzano sapete chi cercare. Mi hanno chiesto perché non lo denunciavo io ho risposto: non denuncio ma vi informo. Per fortuna poi, dopo tanto, lui ha lasciato la città e non l'ho più rivisto né sentito. Ma altre non ce l'hanno fatta».

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

«Quando vivi queste esperienze e sei da sola, ti senti già morta dentro, figuriamoci con la burocrazia e le pratiche per la separazione se trovi impiegati poco sensibili. Ma sa che le dico? Quando mi sono separata ho diviso tutto, fino all'ultimo centesimo! Quando comprai l'auto fu una vera conquista. Poi la casa e con soddisfazione me la sono intestata».

Il suo stato d'animo attuale?

«Tranquilla, sono tornata anche a sorridere ho una famiglia meravigliosa ma in una parte di me sento questa calma piatta, con la paura di soffrire ancora. Il mio nuovo compagno conosce la mia storia ha saputo aspettare anche perché io dopo la mia esperienza di uomini non ne volevo sapere, non mi volevo risposare. Mi ha aiutata molto. Ma per lui fa tutto parte del passato, per me invece no perché quella parte della vita mi rimarrà sempre addosso, te la trascini dietro. Ed è dura ogni volta che apro quel cassetto».

Che cosa si sente di dire alle donne che stanno vivendo un'esperienza simile alla sua?

«Di guardarsi allo specchio e domandarsi cosa vedono. Dobbiamo volerci bene e credere in noi stesse. Abbiamo dei diritti, meritiamo di essere felici e non dobbiamo farci intimorire.

Basta avere il coraggio di fare un primo piccolo cambiamento poi intorno a te piano piano tutto cambia. E alle istituzioni vorrei dire che bisogna fare di più di una semplice manifestazione nella giornata contro la violenza sulla donne o per l'8 marzo, sono tutti solidali ma poi nei fatti si fa poco per esempio per sostenere i Centri antiviolenza. E per me La Nara è stata il ritorno alla vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa