Sicurezza
Il dispetto dei nani al gigante
La percentuale di favorevoli alla trasformazione in Spa della BpVi non ha raggiunto percentuali bulgare: un segnale dei piccoli soci che hanno visto ridurre del 90% il valore delle azioni
PRATO. L’81,95% sembra una percentuale molto alta, quasi “bulgara”, ma a ben guardare non è poi così alta. Oltre quattro soci su cinque hanno detto sì alla trasformazione in società per azioni di BpVi, ma quasi uno su cinque ha votato no o si è astenuto. Tenuto conto che l’alternativa al sì era la liquidazione, non è un grande risultato quello che arriva da Vicenza, anche perché lo scorso 20 dicembre, quando Veneto Banca ha fatto la stessa operazione, i sì sono stati il 97%, questa sì una percentuale bulgara.
Poi però il clima per le banche è cambiato in peggio e i risultati di borsa di questi giorni sono eloquenti. Dunque i nuovi transitori vertici di BpVi hanno dovuto veleggiare di bolina, col vento contrario. Sono riusciti ad arrivare in porto, sì, e l’ad Francesco Iorio ha ottenuto il risultato di non regalare la banca, come ha paventato prima del voto in caso di bocciatura della trasformazione in spa. La banca dunque non sarà regalata, verrà comprata a un prezzo di favore, quello che verrà stabilito dal mercato, si prevede molto basso.
Unicredit si è impegnata a concorrere alla ricapitalizzazione se il mercato non sarà sufficiente e potrebbe portarsi a casa con poco quello che fino a pochi mesi fa sembrava valere tanto. Ma Francesco Iorio ha ricordato meno di un mese fa che se il mercato (leggi fondi d’investimento) non mostrasse interesse, non si andrebbe da nessuna parte.
In mezzo a questi giganti si muovono i nani, cioè le migliaia di piccoli soci risparmiatori convinti e in certi casi forse obbligati (lo stabiliranno le inchieste delle Procure di Vicenza, Prato e Udine) ad acquistare titoli per i quali ora non pare abusato il luogo comune di carta straccia. Come i lillipuziani di Gulliver, in questi mesi hanno lanciato alti strepiti e hanno tentato di far prigioniero il colosso, per poi rendersi conto che c’era ben poco da fare. Non sono nelle condizioni disperate dei clienti di Banca Etruria, ma soffrono della stessa impotenza rispetto a decisioni che vengono prese altrove, ben sopra le loro teste. E allora forse è proprio per questo che ieri a Vicenza quasi un socio risparmiatore su cinque ha votato no alla trasformazione in spa e alla ricapitalizzazione. Per chi ha perso il 90% del valore delle azioni e magari è pronto a chiudere il conto, può essere sembrato un prezzo accettabile per togliersi una piccola soddisfazione.
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