Il Tirreno

Prato

Sì alla Spa tra urla e fischi

dall’inviato Maurizio Caiaffa
Sì alla Spa tra urla e fischi

La Popolare di Vicenza incassa il sì dei soci: via alla ricapitalizzazione

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La svolta è storica, ma l'incontro con i soci è stato denso di fischi e di tensione, e il voto, seppur netto, non proprio plebiscitario. Resta che dopo le assise di ieri a Gambellara la Banca popolare di Vicenza è ormai una società per azioni, varerà un salvifico aumento di capitale da 1,5 miliardi e si quoterà in Borsa. «È stata un'assemblea lunga e faticosa ma il risultato raggiunto rappresenta un passaggio storico per questa banca», ha affermato subito dopo l'esito il presidente Stefano Dolcetta. A votare il primo punto all'ordine del giorno della parte straordinaria, la trasformazione in Spa, l'unico dove servivano i due terzi dei sì, è stato l'81,95% degli 11.353 voti validi, 5.746 dei quali espressi di persona: fra le 13.56 - l'ora di inizio votazione - e il responso delle 15.02 è trascorsa un'ora e passa carica di fantasmi. Poi gli altri due sì - quello alla ricapitalizzazione (con l'87,15% dei voti) e alla quotazione (con l'87,19%) - hanno spazzato via ogni residua incertezza.

Un risultato da cui ora l'istituto vicentino riparte dopo il previsto rito sacrificale degli attacchi all'ex presidente Gianni Zonin e all'ex consigliere delegato Samuele Sorato. Tanto prevedibile che l'assemblea, iniziata alle 9 in punto, si è svolta fra le rigide misure di sicurezza del centinaio di poliziotti e carabinieri dislocati attorno agli scomodissimi capannoni dell'azienda Perlini, che complice la pioggia sono stati difficili da raggiungere specie per i tanti soci avanti con l'età. Il tutto mentre l'azienda di Zonin, nella vicina zona collinare del paese, è stata sorvegliata a vista tutto il giorno: a pochi chilometri di distanza grida, accuse e invettive contro l'ex presidente, per il quale sono state invocate anche le "manette". «Ai pesci grossi è stato permesso di portare a casa i guadagni - dice il socio Gregorio Piva di Crocetta del Montello - a noi piccoli sono state svuotate le tasche. Chi ha le responsabilità di questo disastro paghi con il patrimonio personale, io voterò no». «Voterò sì perché è l'unico modo di recuperare un po' del valore perduto dalle azioni», argomenta l'ingegnere vicentino Bruno Gonzato. Poi polemiche per l'assenza di 13 consiglieri su 18: «Sarebbe stato bello vedere il cda schierato per un minuto, ma servirebbe il coraggio che non ha» dice il socio Claudio Miotto.

Alla fine Dolcetta e Iorio, supportati da un consulente illustre come il notaio Piergaetano Marchetti («Ci ha accompagnati nel percorso», dice il presidente), hanno portato a casa il risultato voluto grazie anche a una rigida regia: solo due dei tre minuti prima previsti a disposizione dei 123 interventi dei soci. Mentre il consigliere delegato ha ribadito le ragioni del sì mettendo avanti ai soci il rischio di commissariamento e leggendo l'aut aut contenuto nella nota lettera di Danièle Nouy, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce. «Votare no significherebbe regalare la banca e avremmo un valore di realizzo pari a zero» ha ammonito Iorio. Riguardo ai presunti favoritismi nella vendita delle azioni il consigliere delegato promette: «La banca ha ricostruito l'ordine cronologico di vendita e coloro che sono stati scavalcati saranno risarciti». «I colpevoli vanno puniti, sono il primo a sostenerlo» aggiunge poi Iorio ai soci inviperiti. «Dobbiamo fare le cose per bene, con calma e in stretta collaborazione con la magistratura, che sta facendo un ottimo lavoro».Così poco prima delle 17.30 il comunicato della banca archivia una giornata difficile. Un'assemblea in ogni caso più difficile rispetto a quella di Veneto Banca il 19 dicembre scorso, dove i soci erano sì arrabbiati, ma anche più disposti guardare avanti. Ora, a proposito di futuro, si apre il cantiere ricapitalizzazione e Borsa. «Il tempo è brutto ma bisogna andare - dice Iorio - sono sicuro che la quotazione (nella seconda metà di aprile, ndr) sarà un successo». Dai sondaggi fra gli investitori istituzionali di New York sarebbe emerso interesse alla ricapitalizzazione, anche se poi molto dipenderà dal prezzo dell'Ipo. «La presenza degli investitori istituzionali nel capitale è un'opportunità, non un rischio», predica Iorio, apparso non troppo empatico di fronte a una platea impaurita dalle recenti batoste.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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