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Il sindaco-socio «Ho votato sì perché manca l’alternativa»

Il sindaco-socio «Ho votato sì perché manca l’alternativa»

Primo Bosi: «Anch’io ho sbattuto il muso contro BpVi» Caparrotti: «Io contrario, ora lotterò contro una banca viva»

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PRATO. Uno ha votato sì «perché l’alternativa non c’era»; l’altro ha votato no ma è contento che abbia vinto il sì «perché almeno potremo fare causa a una banca viva».

Sono le due facce, non molto dissimili, della Prato che ieri è andata a Vicenza per dire la sua sulla trasformazione in Spa della Popolare, la banca che nel 2010 si mangiò CariPrato e che ora annaspa sotto i colpi del mercato e della magistratura.

Quello che ha votato sì è Primo Bosi, sindaco di Vaiano, partito all’alba, come tanti, per partecipare all’assemblea di Gambellara. C’è andato come socio risparmiatore, non come sindaco. Uno di quei soci, parole sue, che «hanno sbattuto il muso» contro la BpVi. In tasca ha il pacchetto minimo di azioni che un anno fa valevano 6.250 euro, ora non più di 630 (il prezzo di recesso) e domani forse ancora meno.

«Ho votato sì perché non c’erano alternative - spiega - Ho guardato in faccia tanti altri soci e posso dire che il morale era sotto i tacchi, non è stata certo una giornata di festa. Quello che mi ha più colpito sono stati gli interventi di alcuni soci anziani, che nei due minuti concessi non sono riusciti neppure a parlare perché si sono messi a piangere, proprio non ce la facevano».

Sulla questione della ricapitalizzazione, a cui potrebbe partecipare anche la Fondazione CariPrato, secondo Bosi ci sono ancora alcuni aspetti da charire: «Bisognerà prima vedere il piano industriale e le prospettive, non sarà certo una decisione da prendere a cuor leggero».

L’architetto Tommaso Bruno Caparrotti, capofila dei soci scontenti, è stato invece uno dei due pratesi che hanno preso la parola in assemblea. «Ho votato no, ma sono contento che abbia vinto il sì - spiega Caparrotti - perché abbiamo intenzione di fare causa alla banca e abbiamo tutto l’interesse a confrontarci con un soggetto in grado di pagare».

Nel suo breve intervento Caparrotti non ha risparmiato critiche anche a soggetti esterni alla banca: «Ho detto che la magistratura se l’è presa molto comoda. Non è giusto mandare a votare migliaia di soci sul futuro della banca senza nemmeno conoscere con precisione le imputazioni di cui dovranno rispondere i vecchi vertici dell’istituto».

Sulla ricapitalizzazione l’architetto ha le idee molto chiare: «Se la Fondazione deciderà di partecipare farà una pazzia. E se hanno un po’ di soldi da investire gli posso suggerire tre o quattro altri modi più redditizi. Aspettate a vedere che cosa succederà quando BpVi andrà in borsa».

Ce n’è anche per i pratesi, comunque. «Questo è un paese dove il colpevole non paga mai - si accalora Caparrotti - Andiamo a vedere chi c’era in Fondazione quando fu raggiunta l’intesa con la Popolare».

Ora però l’amministratore delegato Iorio sembra aver aperto uno spiraglio per chi chiede di essere rimborsato, almeno per coloro a cui è stato disatteso l’ordine di vendita delle vecchie azioni, quando valevano ancora 62,5 euro.

«Iorio può promettere tutto e non promette un bel niente - dice Caparrotti - perché il giorno dopo la quotazione in borsa lui non ci sarà più. È un po’ come la storia dei quadri trasferiti da Prato a Vicenza, tante vaghe promesse, ma a decidere saranno altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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