La manifestazione
Evadono le imposte, scatta il sequestro di beni
EMPOLI. Due operazioni della guardia di finanza di Empoli hanno portato al sequestro di beni per oltre 655mila euro e sono legate ad accertamenti di evasione fiscale. I finanzieri guidati dal...
EMPOLI. Due operazioni della guardia di finanza di Empoli hanno portato al sequestro di beni per oltre 655mila euro e sono legate ad accertamenti di evasione fiscale. I finanzieri guidati dal capitano Francesco Parodi sono partiti da verifiche di routine.
La prima operazione ha interessato una donna di 76 anni, originaria di Firenze, amministratrice dell’azienda NBG, la quale, secondo le indagini della procura del capoluogo toscano, avrebbe annotato fatture false nelle dichiarazioni dei redditi del 2011 e del 2012.
Secondo i militari della fiamme gialle, sarebbero state evase Iva e imposte dirette per un importo di 265mila euro. Secondo quanto accertato, allo scopo di aumentare i costi, sarebbero state emesse fatture false, a cui non corrisponderebbe alcuna operazione commerciale. Tra queste anche alcune del 2011 riferibili a un’azienda di Montespertoli che però era stata chiusa nel 2008. Da qui le verifiche incrociate con le dichiarazioni delle aziende che avrebbero emesso le fatture in questione e che poi non avrebbero riconosciuto i documenti come loro. Oltre alla denuncia della amministratrice fiorentina, è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca di un fabbricato a Empoli, in via dei Cappuccini. Per quanto riguarda la seconda operazione tre persone sono state denunciate all'autorità giudiziaria di Bologna per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: si tratta di una settantenne di origini emiliane, amministratore unico di una società responsabilità limitata di compravendita immobiliare, un fiorentino 81enne, G. C., e una 36enne originaria della Romania. Secondo l'accusa la settantenne, a seguito della notifica di avvisi di accertamento per l'evasione di tributi vari per 390 mila euro tra il 2005 e il 2007, aveva tentato di rendere inefficace la procedura di riscossione cedendo in modo fittizio le quote sociali ai due complici, in modo che questi vendessero ogni bene di proprietà della società secondo proprie direttive. E infatti, dopo l’acquisto delle quote, erano seguite la vendita delle abitazioni senza che i ricavi venissero riportati in contabilità.
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