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Prato

Il day after della Cap sconfitta dai francesi

Il day after della Cap sconfitta dai francesi

La preoccupazione dei soci in assemblea. È arrivata la concorrenza ma per ora non cambia nulla

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PRATO. È un altro pezzo di Prato che se ne va o è semplicemente un servizio pubblico che verrà assicurato a prezzi concorrenziali? Ruota intorno a questo interrogativo il dibattito, a cui peraltro non sembrano partecipare le istituzioni pratesi, dopo l’esito della gara sul trasporto pubblico locale che ha scelto i francesi di Ratp (Autolinee Toscane) a scapito del consorzio Mobit (di cui fa parte la cooperativa Cap).

Di sicuro la Cap ha perso e i francesi hanno vinto. Che cosa cambierà per i pratesi che ogni giorno prendono la Lam o le linee extraurbane? Per il momento niente. Tra qualche mese, forse nel 2017, i bus saranno gestiti da Autolinee Toscane e il prezzo del biglietto non aumenterà prima del 2020. I posti di lavoro dei quasi 500 dipendenti Cap sono garantiti in base ad accordi firmati prima dell’assegnazione del servizio. Diverso è il discorso per il personale degli uffici, che potrebbe essere ricollocato o trasferito. Ma la Cap non morirà: continuerà a gestire il servizio scuolabus, l’agenzia di viaggi con Cap Express, le corse turistiche con Cap Viaggi, perfino la costruzione di case con Cap Casa. Di fatto però i dipendenti sono preoccupati e ieri sera si sono riuniti in assemblea col consiglio di amministrazione all’Hotel Datini per sentirsi dire ufficialmente dal direttore Alberto Banci quello che già sapevano.

Molti di loro (339) sono anche soci della cooperativa e ci hanno investito ognuno migliaia di euro. Che fine faranno quei soldi? «Dovrebbero essere al sicuro - ragiona Leandro Innocenti che segue il settore trasporti per la Cgil - È chiaro che il cambiamento fa paura, ma al momento per i lavoratori non dovrebbe cambiare nulla, anche se un conto è la teoria e un conto la pratica. Sinceramente pensavo che da parte delle istituzioni pratesi si facesse un po’ il tifo per il consorzio Mobit, invece vedo che c’è silenzio su questa vicenda».

Quanto alle relazioni sindacali, Innocenti non nasconde un certo timore perché, dice, «i francesi non sono molto abituati a trattare». Una convinzione maturata quando si è occupato di commercio con Decathlon e Intermarché.

La preoccupazione di Enrico Calabrese, delegato Cgil, è invece sulle corse. «Per un paio di anni rimarrà tutto com’è - spiega - Dal terzo potrebbero essere ridotte le corse nelle zone più deboli». Che per la provincia di Prato significa l’area del Montalbano e forse la Valbisenzio. Se andasse così, i Comuni sarebbero chiamati a integrare il servizio mancante, a loro spese, ovviamente.

E però resta in piedi la domanda: non sarà che i francesi sono più bravi, visto che hanno fatto un’offerta migliore che farà risparmiare ogni anno alla Regione 8 milioni di euro? Il delegato Calabrese non è d’accordo. «Sì, risparmiano, ma voglio vedere dove risparmiano. Non si può pensare solo al risparmio». La questione rimane in sospeso. Solo quando il servizio andrà a regime si capirà se è tramontato un pezzo di Prato o è arrivata la libera concorrenza.

Paolo Nencioni

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